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Quel decluttering che fa bene (anche alla psiche)

Negli ultimi tempi sentiamo e leggiamo spesso la parola inglese “decluttering”, ormai usatissima anche in italiano.

Che cosa significa? In cosa consiste il “decluttering”?

foto di Fulvio Tognon

Definizione

Il verbo inglese “to declutter” significa “eliminare il disordine”. Nel linguaggio comune, per “fare decluttering” intendiamo ordinare, sì, ma anche eliminare oggetti superflui.

Quanti di noi, a seconda del periodo, del momento che si sta vivendo, sono soliti svolgere questo genere di attività? Penso un po’ tutti.

A volte, però, riordinare i nostri spazi diventa una questione necessaria …

Su questo tema ho già scritto un breve articolo che, se avete piacere, potete leggere cliccando qui.

Il disturbo da accumulo

L’accumulare oggetti inutili senza mai eliminare nulla può configurarsi come un vero e proprio disagio psicologico (per approfondire il tema: potete leggere un articolo cliccando qui): questo disturbo è detto “disturbo da accumulo”, molto semplicemente.

Per criteri, diagnosi e trattamento, potete dare uno sguardo alla pagina poco sopra linkata.

illustrazione di Naobim
Accumulatori più o meno compulsivi

Non ne siamo tutti colpiti ma, nel ventunesimo secolo, buona parte di noi acquista spesso oggetti di cui non ha veramente bisogno: viviamo nell’era del superfluo, dell’acquisto più o meno compulsivo, obbligato, come si usa dire, sono cose che “dobbiamo possedere” (i famosi “must have”) per trovarci al passo con i tempi ed essere, in qualche modo, completi.

L’accumulo, quindi, anche quando non è così grave da sconfinare nel patologico, è un’esperienza che bene o male tutti sperimentiamo sulla nostra pelle.

Frigoriferi pieni di cibo che, vuoi o non vuoi, alla fine va a male, armadi che scoppiano per eccesso di abbigliamento, cassetti stracolmi di oggetti … ma anche computer, cellulari, tablet riempiti da video, foto, documenti, messaggi, … librerie letteralmente invase da libri … e chi più ne ha, più ne metta.

Quando ci rendiamo conto che è arrivato il momento di fermarci, osservare, riflettere ed eliminare, è arrivato il fatidico momento: si procede con il “decluttering”!

foto di Pexels
Manuali, suggerimenti & co

Esistono libri, come quelli di Marie Kondo e siti personali che dispensano consigli su come fare selezione e smaltire gli oggetti che riempiono le nostre case, non mi soffermerò quindi su questo argomento, anche perché ad essere sincere non è nemmeno la mia specialità.

Quello su cui invece rifletto e vorrei invitarvi a riflettere è cosa rappresenta a livello simbolico questo tipo di attività e come può farci sentire.

Eliminare, cambiare

Quando sentiamo che è giunto il momento di svuotare gli armadi (per fare un esempio) e ci mettiamo di buzzo buono a farlo, sta sicuramente accadendo qualcosa dentro di noi.

Un desiderio di cambiamento? Un voler mettere in pratica un cambiamento che è già iniziato, che sta accadendo nella nostra esistenza?

Un bisogno di vederci diversi? Di sperimentarci come non abbiamo mai avuto la forza di fare?

Decluttering: come ci fa sentire

Sgomberare cassetti o casa da oggetti inutili senza dubbio è foriero di molteplici sensazioni.

Ad esempio, ci alleggerisce (libera gli spazi esterni ma anche lo spazio psichico).

Togliere “sfoglie” soffocanti che si sono stratificate nella nostra vita implica giungere più vicini a noi stessi, alla nostra vera essenza, a ciò che siamo davvero, senza troppi orpelli né troppe chiacchiere.

in foto: Marie Kondo
Coperte di Linus e comfort

Eliminare “coperte di Linus” apparentemente tranquillizzanti ci fa uscire dalla “zona di comfort” nella quale ci siamo sentiti al sicuro fino ad un certo punto ma che oggi sta generando alcune difficoltà che balzano agli occhi senza sconti.

Ci sentiamo più leggeri ma anche con minori difese e strumenti protettivi, cosa che può farci mettere in discussione e non poco.

Ci liberiamo di cose inutili e ci diamo la possibilità di stare più a contatto con il “vuoto” che ci circonda e con il “vuoto” che possiamo sperimentare anche interiormente (e che può far paura!).

Possiamo sentir risuonare emozioni anche forti, dentro di noi, stati d’animo che possono generare timori ma che è bene ascoltare.

Togliamo oggetti e ci poniamo nuove domande: chi siamo? come vogliamo sentirci? come vogliamo entrare in contatto con gli altri?

Domande utilissime: perché non possiamo certo pensare di restare sempre gli stessi! Anno dopo anno, giorno dopo giorno, il tempo e le esperienze ci trasformano: e il pantaloncino che indossavamo in adolescenza, ad una certa età, rischia di diventare fuori contesto e di trasmettere un messaggio sbagliato di noi.

Aprirsi al futuro

Svuotare, eliminare, cambiare: tutte attività che ci permettono di guardare verso il futuro e aprirci per accogliere nuove possibilità.

“Decluttering” va inteso anche come eliminazione di “cose” che ci impediscono di essere ciò che desideriamo, bloccano la nostra possibilità di esprimerci.

Non tutto va eliminato, eh? Ci sono oggetti che invece, a volte, vanno recuperati, magari usati in modo diverso, guardati con altri occhi …

In fondo, anche in psicoterapia si attivano processi simili: nella psiche non tutto va male, dobbiamo poterci permettere di migliorare, affinando certe abilità, arrotondando “punte troppo acuminate” e lasciando fuoriuscire quello che di autentico sentiamo e pensiamo.

A presto!

Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).
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