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Soma e psiche: quando è il corpo a parlare (seconda parte)

Questo articolo costituisce la prosecuzione del precedente, che potete leggere cliccando questo link.

È più facile star male nel corpo?

Sembrerà una domanda insensata ma un corpo sofferente, a volte, può apparire preferibile rispetto ad una psiche in affanno. Come mai?

Un corpo che soffre, spesso, mostra una sofferenza visibile (una ferita, per esempio) o quanto meno percepibile da chi sta male (dolore alla schiena).

Illustrazione di Olga Strelnikova.

Quando è la nostra mente a dare segnali di cedimento, attraverso l’ansia, uno stato depressivo, una rimuginazione mentale che non ci lascia mai un minuto in pace, si tratta di una sofferenza più sottile, impalpabile, invisibile agli occhi esterni: per qualcuno, la sofferenza psichica può sembrare addirittura inesistente.

Gli “inetti” sofferenti nell’anima

Da un punto di vista meramente sociologico, nel nostro paese sembra a volte di vivere ancora in mezzo ad una sorta di palude di pregiudizi che ci spinge a ritenere “deboli” e “inetti” coloro che soffrono nell’animo.

Chi è ansioso o depresso viene bollato come “sfaticato” e, per stare bene, deve banalmente farsi forza, magari nascondendo alcuni stati d’animo: un po’ come uno sfaccendato che timbra il cartellino in ufficio e se ne torna bellamente a dormire a casa.

Sembra che la società odierna non consenta più che ci si mostri fragili e sensibili, perché viviamo nell’era del narcisismo più spinto, che ci spinge a mostrarci gioiosi e felici, anche quando preferiremmo trascorrere le nostre giornate a letto.

Foto di geralt

Quando invece il male è nel corpo, in qualche modo ci sentiamo alleggeriti dalle responsabilità individuali perché è come se in questo caso non fossimo noi i “padroni di casa”: ma perché? di chi è questo corpo malato? È sempre e solo preda di agenti esterni?

Un corpo malato

Un corpo malato sembra esimerci da ogni responsabilità e il male fisico pare caderci addosso come una tegola in testa, un evento sfortunato nel quale noi siamo del tutto innocenti e irresponsabili.

Inoltre, quando il corpo sta male, sembra che la medicina e gli operatori sanitari siano i detentori del potere supremo sulla nostra salute: se stiamo bene dipende dalla terapia del medico, dall’intervento del chirurgo …
In questo modo, ancora una volta, eliminiamo noi stessi dalla scena, ci deresponsabilizziamo.

foto da archivio personale

In questa modalità, diamo un grandissimo potere all’altro che a volte appare onnipotente: se tutto il nostro bene dipende dall’esterno, noi ci riduciamo a entità passive che “subiscono” trattamenti e che aspirano alla guarigione.

Spesso, però, non ci rendiamo conto che con il nostro stile di vita possiamo (eccome!) influire sul nostro corpo e, più in generale, sulla nostra salute psicofisica.

Il “male oscuro”

Spesso, se il corpo è malato, possiamo ricorrere ad una serie di esami e trattamenti specifici: quando invece è un “male oscuro” (parafrasando Giuseppe Berto) che ci fa perdere il sonno e la voglia di sorridere, la questione si fa più complessa e proviamo impotenza nei confronti di questo nebuloso nemico interiore.

Benessere a 360°

Star bene significa occuparsi di sé in prima persona e in maniera attiva, sia del versante corporeo che del lato psicologico: vuol dire essere in contatto con le proprie emozioni, i sentimenti, gli stati d’animo.
Stare bene implica anche anche saper comunicare nei modi corretti questo lato affettivo, evitando di accumulare e reprimere ciò che non ci piace o che ci fa star male, comunicando all’altro gioia ma anche dolore, evitando la passività e il vivere la vita da spettatori fuori campo.

Benessere significa prenderci cura di noi in ogni aspetto, che sia medico, culturale, sociale, sportivo, senza poggiarci a corpo morto sull’altro e sulla sua scienza (vera o presunta), senza essere schiavi né dipendenti degli altri, delle loro pratiche, delle loro aspettative.

foto da archivio personale

In caso di disagio, occuparsi anche qui in prima persona di sé e rivolgersi agli specialisti appropriati, senza temere giudizi né pregiudizi, considerando l’essere umano come un individuo costituito da diverse parti, alcune corporee, altre impalpabili. E senza dimenticarci che l’essenziale è invisibile agli occhi (San Paolo).

Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).

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Bibliografia consigliata

Berto G. (1964) Il male oscuro, Neri Pozza, Milano
Freud S., Breuer J. (1892 – 1895) Studi sull’isteria, OSF, Bollati Boringhieri, Torino
Goleman D. (2013) Intelligenza emotiva, Bur Rizzoli, Milano
Soresi E. (2006) Il cervello anarchico, UTET, Torino

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