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Finisce il capitolo della sorveglianza

Con il mese di dicembre, quest’anno, si conclude il mio triennio come esperta del tribunale di Sorveglianza di Roma.

Quali sono stati i frutti più interessanti che ho potuto raccogliere da questa esperienza?

Entrare nella “macchina giuridica”

Il lavoro di esperta all’interno del tribunale di Sorveglianza mi ha permesso di conoscere più da vicino come funziona una parte del mondo giuridico: nello specifico come il tribunale di sorveglianza decide se accogliere o meno le richieste che arrivano da parte dei detenuti reclusi nelle carceri italiane e dei cittadini liberi condannati all’espiazione di una pena.

fotografia scattata presso palazzo d’Avalos (isola di Procida) che nel 1800 fu trasformato in carcere

Questa esperienza, iniziata nel 2023 dopo una selezione pubblica, mi ha dato modo di approfondire le mie conoscenze nell’ambito della Psicologia Giuridica, del Diritto italiano e di conoscere i criteri in base ai quali un tribunale valuta se accogliere o rigettare i reclami o le richieste avanzate dai difensori di chi è condannato ad espiare una pena detentiva.

Per la prima volta ho fatto parte di un collegio di tribunale e ho collaborato con specialisti che hanno alle spalle formazione e carriera alquanto distanti dalle mie: ho trovato questa un’esperienza molto interessante e insolita.

A fine anni Novanta avevo aderito ad un’iniziativa formativa della mia facoltà (Psicologia, Sapienza) in cui avevo avuto accesso al carcere di Rebibbia (Roma) ed ero entrata in contatto con alcuni detenuti; questa volta, invece, ho lavorato dall’altra parte, pur potendo vedere in video numerosi carcerati che chiedevano di potersi collegare tramite la connessione internet del carcere, per assistere alle udienze che li riguardavano.

Le richieste dei cittadini detenuti e dei condannati

I cosiddetti “reclami” che giungono dai detenuti possono riguardare diversi ambiti, quali ad esempio la salute (potersi curare in caso di malattia che non sia trattabile a livello inframurario, per dirne una), l’applicazione e l’esecuzione delle pene alternative (detenzione domiciliare anziché carceraria, oppure attività lavorativa al di fuori del carcere), il potersi occupare dei figli nei casi in cui l’altro genitore sia impossibilitato a farlo.

I cittadini (italiani e stranieri residenti nel nostro paese) che in passato sono stati condannati con una sentenza definitiva (ma la cui pena è inferiore a quattro anni) e devono scontare la pena, possono chiedere al tribunale di Sorveglianza una misura alternativa al carcere: ad esempio, continuare a svolgere l’attività lavorativa che stanno svolgendo.

In base alle richieste e alla presenza o meno di “ricadute” nell’ambito dell’illegalità, si valuta se concedere al richiedente di evitare la carcerazione.

Si tratta del fenomeno dei “liberi sospesi“, un “limbo” molto critico per il nostro paese, perché permette a persone condannate di restare a piede libero, senza nessuna forma di restrizione né di controllo: ciò porta i medesimi soggetti a scegliere se continuare a delinquere o se intraprendere un percorso di vita diverso da quello precedente.

ancora un’immagine del carcere procidano

Al tribunale di Sorveglianza di Roma pervengono anche le richieste dei detenuti in regime di “41 bis”, nel quale scontano la pena soggetti che hanno operato in gruppi criminali, terroristici o eversivi (principalmente individui coinvolti in attività mafiose).

Come è composto il tribunale di Sorveglianza

Il collegio del tribunale di Sorveglianza è costituito da due giudici togati (magistrati di carriera, laureati in Giurisprudenza, di cui a ogni udienza uno è il Presidente, l’altro il giudice a latere) e due giudici non togati (esperti in vari ambiti, quali la Psicologia, la Medicina, la Pedagogia, i Servizi Sociali …).

Entrare in contatto con questa realtà mi ha permesso di imparare a formulare un parere in tempi rapidi, sulla base delle informazioni ricevute in udienza e ai fascicoli cartacei disponibili, della conoscenza del caso da parte del giudice relatore, tutto questo allo scopo di maturare la decisione migliore per ogni specifico soggetto coinvolto.

La decisione che il tribunale dovrà prendere, come accennato poco sopra, riguarda le richieste dei detenuti e dei condannati e sono relative ad alcuni temi, tra i quali la tutela della salute.

vista dal palazzo d’Avalos (isola di Procida)

Carcere e salute

Assicurare ai detenuti condizioni di vita salubri non è semplice, dal momento che le carceri italiane risultano sovraffollate da anni.

E’ fondamentale garantire a chi è ristretto di potersi curare in caso di malattia e di poter prevenire qualsiasi evento patologico che possa compromettere la sua salute psicofisica.

Qualora si ravvisino violazioni dei diritti dei detenuti che riguardano la cura di sé (igiene personale, prevenzione, diagnosi e trattamento di condizioni patologiche,…), gli avvocati che li difendono possono rivolgersi alla Sorveglianza, affinché vengano prese le migliori misure per cercare la soluzione che più si confà ad ogni specifico caso, prendendo in considerazione gravità della condizione, esistenza di strutture sanitarie interne al carcere, pericolosità sociale del detenuto, età dell’individuo, eventuali altri disturbi, …

Una chance per poter conoscere nuovi colleghi

Chi come me lavora in regime di libera professione, spesso, si trova ad avere poche occasioni di incontrare colleghi del settore.

In questi tre anni ho lavorato principalmente con psicologi: la maggior parte erano psicoterapeuti e questo mi ha permesso di ampliare la mia rete di colleghi.

Queste nuove conoscenze mi hanno dato la possibilità di inviare casi clinici che mi arrivano in privato a nuovi colleghi, anche a persone molto distanti dal quartiere in cui lavoro o fuori regione che però ho avuto modo di conoscere, appunto, lavorandoci insieme.

Ho inoltre conosciuto assistenti sociali, pedagogisti, medici e ho potuto osservare i casi da nuovi e insoliti punti di vista.

Gli apprendimenti più preziosi

Come sempre accade, nelle esperienze che maturiamo, nonostante gli aspetti critici o insoddisfacenti in cui è normale incappare, possiamo imparare a raccogliere tanti utili frutti in grado di stimolare riflessioni, letture e dibattiti su nuovi argomenti.

In questa esperienza ho riflettuto molto sul tema della legalità e su quanto, a volte, sottovalutiamo i rischi di alcune scelte che operiamo nel nostro quotidiano.

Pensiamo, per fare un esempio banale, ai conflitti che si possono generare quando ci si scontra con sconosciuti per aggiudicarsi il parcheggio dell’automobile, eventi quasi quotidiani, specie in una città gremita di macchine e caotica come Roma, in cui la lite può scattare quasi in ogni momento e può accendere attimi di inaspettata aggressività che, a volte, possono esitare nella commissione di un reato.

Mi viene anche in mente che a volte con troppa leggerezza ci mettiamo alla guida di un mezzo dopo aver assunto alcolici, senza pensare che piccoli quantitativi di bevande possono compromettere le nostre capacità attentive, rischiando di metterci nelle condizioni di non poterci difendere, in caso di eventi avversi (incidenti stradali con altri mezzi, investimento di pedoni o biciclette, …).

Se è vero che la vita è costellata di accadimenti che non scegliamo di vivere e che la sofferenza è ineliminabile, possiamo quanto meno provare a minimizzare i danni che potremmo aggiungervi, impiegando in ciò che facciamo un pizzico di accuratezza e di attenzione in più.

Buona vita!

Link utili

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Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).
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Il mio attuale onorario è di 80 € (ai quali va aggiunta una marca da bollo di 2 €, quindi il costo finale del colloquio è di 82 €).

Ogni colloquio ha la durata di 50 minuti e, a fine incontro, rilascio ricevuta sanitaria che può essere scaricata al momento della dichiarazione dei redditi in quanto spesa sanitaria.

Per consulenze, psicoterapie o informazioni, mi potete contattare tramite messaggio Whatsapp al 3280194286 o scrivermi a info@giorgiaaloisio.it

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