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Riflessioni sulla psicoterapia

Gli approcci alla psicoterapia sono molti e possono essere anche alquanto diversi tra loro.

In questa eterogeneità di filoni, spesso, gli utenti hanno l’impressione di ritrovarsi in un “ginepraio” dove risulta difficoltoso potersi orientare nel migliore dei modi.

Orientamenti teorici

A volte le persone che vengono in consulenza o che sono già in psicoterapia mi chiedono spiegazioni in merito ai vari orientamenti teorici ma devo ammettere che non ne so molto … ci sono addirittura correnti di pensiero a me sconosciute.

Personalmente, all’epoca in cui dovevo effettuare la scelta della scuola di specializzazione, mi sono basata sull’approccio che conoscevo e che mi aveva da sempre ispirata: quello psicoanalitico.

foto di Oliver Kepka

Tra l’altro, la mia terapia personale è stata di orientamento dinamico (e quindi in linea con quanto scritto sopra).

Ed è del mio approccio che, di solito, parlo, quando ricevo domande dalle persone che vengono in consulenza.

Capita che le persone prediligano un approccio piuttosto che un altro, almeno teoricamente, e che scelgano questo o quel terapeuta in base a questo specifico criterio: non è detto, però, che la realtà che incontreranno sarà quella che hanno immaginato e che si aspetterebbero.

Psicoterapeuti

Al di là delle scelte legate all’orientamento psicoterapeutico, noi psicoterapeuti siamo persone con caratteristiche di personalità varie che possono incontrarsi in modo armonico con chi ci consulta ma che possono anche non incontrarsi: ciò dipende, appunto, non dalla scuola di specializzazione che abbiamo scelto di frequentare, ma dalla nostra precipua individualità.

Con questo intendo sostenere che un paziente che sceglie una terapeuta perché “ha un approccio cognitivo – comportamentale” può rimanere deluso perché si trova di fronte una specialista diversa da come la immaginava, magari poco pragmatica e molto riflessiva.

La psicoterapeuta non ci piace oppure “ci sta scomoda”?

A volte, parlando con persone amiche o familiari, mi rendo conto che il match paziente-terapeuta sembra non essersi creato.

Quando però vado più in profondità e indago le motivazioni di questo mancato allineamento, spesso mi trovo a rilevare che il terapeuta non è piaciuto perché ha posto domande spinose, che hanno sollecitato delle reazioni emotive, alcune riflessioni, …

A questo proposito tengo a sottolineare che il lavoro che si fa in psicoterapia è a volte doloroso (anche molto!), faticoso, non è “una chiacchiera al bar” o un’ora presso una SPA, …

foto di Elisa Riva

Non possiamo pensare che la psicoterapeuta sia una persona che “dica sempre sì” e sia compiacente di fronte ad ogni nostra affermazione.

La psicoterapia è una messa in discussione in primis di noi stessi, una presa di consapevolezza di tante cose che a volte preferiremmo non vedere per quanto sono dolorose e quindi un processo che, specie all’inizio, comporta ostacoli, sorprese lungo il percorso, delusioni, emozioni “negative” (rabbia, tristezza, …) ma che, alla fine, può farci avere un maggior contatto con noi stessi, con i limiti nostri e degli altri, con la realtà che ci circonda.

I “must have”

A mio parere ci sono caratteristiche e competenze che uno psicoterapeuta dovrebbe avere e utilizzare, nel proprio lavoro, dalle quali non è possibile poter prescindere.

Empatia

Una psicoterapeuta deve potersi immedesimare nella persona che ha di fronte, riuscire ad immaginare di indossare i suoi panni e provare a vivere le sue emozioni (anche attingendo al proprio bagaglio esistenziale).

Qualora l’empatia fosse difficile o impossibile, da parte del terapeuta, è corretto ammettere alla persona che ci sta davanti che abbiamo difficoltà a sintonizzarci con le sue questioni e che, in caso, possiamo effettuare un invio ad un’altra persona che possa seguirla nel migliore dei modi.

Capacità di ascolto

Saper ascoltare le parole di una persona non è semplicemente sentirle. Ascoltare, in questo caso, è sinonimo di accogliere in maniera empatica, ricevere le emozioni e i vissuti del paziente senza mai giudicarlo.

foto di Couleur

Capacità di comprensione

Ci sono situazioni a volte molto complesse e, per un terapeuta, può non essere banale riuscire a comprendere i punti di vista del paziente e delle persone che gli ruotano attorno e che, a volte, agiscono in modo incomprensibile o anche nocivo nei confronti dell’altro. Ciononostante, è fondamentale che si riesca a comprendere le ragioni più profonde del comportamento umano: ciò però non significa giustificare qualsiasi atto, ovviamente.

Apertura e disponibilità

E’ fondamentale che una psicoterapeuta coltivi la capacità di aprirsi all’altro nella sua molteplicità e diversità, senza pregiudizi, nel rispetto della persona che ha davanti e del diritto che ha nell’autodeterminarsi.

Privacy

Dobbiamo assicurare alla persona che viene a chiedere supporto e comprensione uno spazio di ascolto protetto, nel quale l’individuo possa sentirsi a proprio agio nel parlare di argomenti scottanti e sappia che ciò che riporterà in seduta rimarrà strettamente privato, non verrà divulgato a nessuno, né utilizzato per eventuali ricerche o pubblicazioni.

Come accennavo anche in un precedente articolo, lo spazio di accoglienza deve essere un luogo quieto e silenzioso, in cui le parole dei nostri pazienti non possano essere ascoltate da altre persone presenti nello studio.

La psicoterapia può rappresentare un momento di svolta per chi decide di percorrere questo sentiero; ma i risultati possono condurre ad un miglioramento dello stato psicologico della persona e di chi gli è accanto.

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Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).
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