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Scorciatoie verso la felicità

Quante volte vorremmo trovare la formula magica per raggiungere uno stato di equilibrio felice?

Una via breve, un escamotage, un trucco, il consiglio di qualche esperto che possa guidarci verso un’isola di pace dove poterci stabilire, da non abbandonare mai.

illustrazione di Svetlana
Cosa devo fare?!

Quante volte mi capita di ascoltare questa domanda, durante il mio lavoro … ! “Cosa devo fare per essere felice?”

“Cosa mi può consigliare per raggiungere la felicità?”

La questione pone una serie di riflessioni con le quali è possibile “riempire” numerosi colloqui psicoterapeutici.

Intanto, sarebbe il caso di riflettere su cosa intendiamo con l’aggettivo “felice”.

In secondo luogo, poi, sarebbe da capire se sia possibile, in questo mondo terreno, poter raggiungere uno stato di “felicità”.

Altra questione, legata al verbo “fare”: per essere felici (o sereni) dobbiamo fare qualcosa?

Siamo sul piano del mero agire oppure ci troviamo su un piano diverso? Per raggiungere questo stato dobbiamo “fare” oppure “essere”? O anche “non fare”? Un aspetto non da poco.

illustrazione da Pinterest
Felicità, serenità & equilibrio psichico

Di solito, uno stato di equilibrio, di serenità o come lo vogliamo definire, è qualcosa che non si ottiene attraverso una o più azioni o comportamenti.

Piuttosto, si tratta di un insieme di disposizioni d’animo, sentimenti, riflessioni, attitudini: stiamo parlando della capacità di accettare l’ineluttabile (la fine dell’esistenza di ogni essere vivente, ad esempio, inclusi noi stessi), di accettare gli altri per ciò che sono senza pensare di poterli cambiare a nostro piacimento, di poter gioire per ciò che siamo, ciò che abbiamo e di riuscire a “stare” con quello che non abbiamo, e … molto altro ancora.

Questo stato di “quiete” è qualcosa non sempre stabile: a volte riusciamo a gioire anche per piccole cose, in altri casi importanti raggiungimenti ci sembrano niente.

Anche il Dalai Lama avrà giornate più liete e momenti meno gioiosi, facciamo pace con l’illusione di poter raggiungere uno stato di grazia in modo definitivo, stabile, immutabile.

illustrazione da Pinterest
Compro, dunque sono felice

Nell’epoca dell’edonismo e del narcisismo, che è quella nella quale ci ritroviamo oggi a vivere, i discorsi accennati poco sopra sembrano banalità, “fuffa” da psicologi, discorsi senza senso e senza appigli: eppure non è proprio così.

Se riflettiamo un poco, osservando quello che accade agli altri ma anche a noi stessi e a chi ci è accanto, possiamo renderci facilmente conto che non è possedendo un oggetto che possiamo raggiungere uno stato di felicità.

Perché quella sensazione di euforia un po’ onnipotente e accecante – che chi si occupa di marketing ben conosce – dura quanto il battito d’ali di una farfalla.

E una volta messo nell’archivio, quell’oggetto euforizzante (oggetto che può essere un capo d’abbigliamento costoso, un naso ricomposto dal chirurgo, un gioiello importante) perde rapidamente il proprio potere e, semmai, ci spinge a possederne altri, come in una infinita escalation senza controllo.

Il possesso genera ulteriore smania di possesso, in un turbine senza fine. Dunque non è su questi “lidi” che possiamo trovare questa cosiddetta felicità.

illustrazione da Pinterest
Scorciatoie per la felicità

Ho pensato di dare un titolo così assurdo e un po’ provocatorio a questo breve articolo perché vorrei stimolare la riflessione di chi legge, sia sull’argomento “felicità” che sulla ricerca di mezzi rapidi per poterla finalmente raggiungere.

Non è leggendo un libro che potremo mai approdare sulla costa della gioia, né cambiando colore di capelli, bandiera, continente. Non sarà mai possibile essere felici grazie al consiglio di qualche saggio orientale o ripetendo formule ipnotiche in lingue sconosciute.

Non saremo mai felici se penseremo di esserlo quando avremo un pargolo, un partner, un lavoro, un camion portavalori.

Il percorso alla ricerca dell’equilibrio dura tutta la vita. Non si arriva mai. Ma questo è anche il bello dell’esistenza umana.

Cima o percorso?

Lo scopo non è arrivare sulla cima: lo scopo è godersi il viaggio, guardarsi intorno, assaporare la bellezza del paesaggio che si offre ai nostri sensi. Lo scopo è essere nel presente, vivendo gioie ma anche dolori, perché il male è parte della vita e nessuno lo può eliminare dalla propria esistenza.

illustrazione di Petter Almgren

Una vita serena è fatta di sforzi continui nel rendersi conto che “la vita è adesso”, nel momento presente e non vent’anni fa o tra dieci anni.

Essere felici implica vedere il bello di cui possiamo godere, stando nei nostri panni, nella nostra vita di tutti i giorni, vivendo la parte divertente ma visitando inevitabilmente anche le paludi buie dell’esistenza, accettandole.

Se abbiamo in mente un po’ di queste “cosette”, il viaggio sarà meno faticoso.

Intanto, buona vita.

La foto in copertina è di dnilrothanak

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Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).
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