Amiamoci come siamo
Qualche tempo fa ho scoperto un’acqua profumata che riporta sull’etichetta un’insolita frase: “Amati come sei”.
Sulle prime ne sono rimasta molto sorpresa e, allo stesso tempo, disorientata.
Tutto e tutti, oggi, ci esortano a non volerci “così come siamo”…! Da quale mondo parallelo proviene un consiglio del genere?
In seconda battuta ho pensato che fosse un messaggio dalle note quasi provocatorie e contraddittorie: amarsi come si è significa anche non alterare la profumazione della propria pelle. Perché, dunque, questa frase su un profumo? Per non farlo acquistare?

Amarsi nell’era dei replicanti
Attualmente mi sembra di vivere nell’era dei replicanti, un’era nella quale donne e uomini appaiono quasi “fatti con lo stampino” perché fortemente aderenti a determinati stereotipi e canoni estetici (e decisamente troppo diffusi).
Ogni “stranezza” è più o meno ferocemente criticata (da se stessi, in primis, e poi dalla società), perseguitata e va in qualche modo corretta, riportata ad un certo “ordine”. Siamo nell’era della completa predominanza dell’artificio rispetto a ciò che è naturale.
L’artificio (chirurgico o meno) viene, anzi, esibito con furore sui social network generando trend discutibili e scarsamente edificanti.
Pressioni sociali
Donne e uomini, oggi, sono sottoposti a forti pressioni sociali: a soffrire di più di queste spinte trasformative ma annichilenti sono i cosiddetti Millennial, insieme ai ragazzi della Generazione Z: ma non solo.
Basta passeggiare per le strade o in un centro commerciale per rendersi conto che, per esempio le donne sono oggi curatissime fin nei minimi dettagli: manicure e pedicure freschi di giornata, trucco brillante e di lunga durata (se non permanente), capelli perfetti, glass skin (pelle riflettente come il vetro), abbigliamento firmato e ricercato, monili e ammennicoli che brillano di luce propria…
Non sarà un caso che recentemente è stato ideato un neologismo capace di raccogliere in sé molti di questi aspetti: è il termine cosmeticoressia. Una modalità davvero poco sana per prendersi cura di sé e del proprio aspetto esteriore. Vi segnalo un interessante articolo pubblicato su Vanity Fair, che potete trovare qui e che stressa l’accento su questa bizzarra “ricerca di perfezione” dei tempi attuali.

Agli uomini e alle donne la nostra società sembra quasi imporre una continua “costruzione del corpo” (per utilizzare le parole del prof. Massimo di Braccio) a base di diete ferree, fitness a tutto spiano, skin care, botox care, medicina e chirurgia estetica, depilazioni più o meno totali, …. Anche la peluria invisibile rischia di diventare un’acerrima nemica.
La pressione è fortissima e agisce lentamente, inesorabilmente, silenziosamente praticamente su tutti. C’è chi la subisce di più e chi magari riesce a tenere al proprio aspetto esteriore, senza necessariamente stravolgere la propria fisionomia originaria.
Perfezione estetica
Siamo nell’era della “perfezione estetica”, in cui non ci sono possibilità di attesa e anche persone minorenni sembrano reclamare il loro diritto ad accedere alla modifica rapida e chirurgica delle proprie sembianze.

Ad oggi, se questi ragazzi crescono e si accorgono di avere una impercettibile gobbetta sul naso o piccoli particolari che li rendono unici e speciali, appare loro irrinunciabile eliminare queste particolarità, percepite invece come “imperfezioni”, quindi lontane dall’ideale di perfezione.
Tempo, risorse (per noi) e guadagni (per altri)
Tutto ciò richiede tempo e risorse economiche ma è anche un fondamentale business di questo momento storico: è sufficiente accedere al mondo dei social per ricevere consigli nutrizionali, estetici, armocromatici, cosmetici, dermatologici, …
I risultati, come già evidenziato, sono spesso poco naturali se non grotteschi. Gli errori medici sono frequenti e notizie angoscianti ci arrivano dai giornali e dalla TV, risuonando fortemente nelle nostre teste: si può morire per una liposuzione? La notizia potete leggerla qui.
La vecchiaia: il male assoluto
È assolutamente vietato invecchiare. E non si tratta solo delle dive del red carpet.
Le rughe risultano il cancro del nostro secolo e, pur di illudersi di riuscire a sconfiggere l’angoscia di morte che ci assale, ci lasciamo imbambolare da sedicenti specialisti e da creme miracolose che paiono restituirci un’età che forse non ci siamo mai goduti, come se un’età avanzata fosse in tutto e per tutto qualcosa di imbarazzante, da evitare come il peggiore dei mali.

Ho sentito con le mie orecchie una ragazza di venticinque anni rispondere alla domanda “che hai fatto, sei ringiovanita?” con un “magari” del tutto incongruo con la sua data di nascita e le sue fattezze (già ritoccate dalle punturine, ahimé).
Il disagio nei confronti del nostro apparire, in questo tipo di momento storico, è diffuso più che mai e, in molti casi, si fa insofferenza e conduce, come già accennato, anche i giovanissimi a consultare medici e ad entrare nel vortice della modifica del proprio aspetto fisico.
Il terrore di essere originali, “così come si è”
Sembra che avere caratteristiche di originalità nel proprio aspetto estetico sia motivo di vergogna e la grande illusione che ci investe ci induce a credere che modificando l’esterno potremo costruire una solida “fortezza interiore”.
Il messaggio martellante è: se non ti piaci come sei, cambia, perché in questo modo dimostri di volerti bene e sarai anche felice.
Purtroppo per molti, numerose storie attuali ci mostrano che il cambiamento più significativo è quello che avviene nella nostra interiorità e che possiamo solo cadere in un’illusione, quando ci convinciamo che saremo più felici con le labbra più pronunciate o un reggiseno più gonfio.
L’inebriarsi di queste “gioie” dura poco, quanto il battito d’ali di una farfalla e, a breve, saremo di nuovo facili prede di nuove insicurezze esteriori.
In diversi casi, infatti, cambiare una parte del proprio corpo induce un turbinio di infinite modifiche esteriori che, di solito, esita in risultati alquanto dubbi ed esteticamente molto poco gradevoli alla vista (almeno quella altrui!), oltre a uscite economiche alquanto salate.
Il confronto con noi stessi
Nonostante le trasformazioni esteriori che la tecnologia e la scienza moderne ci permettono di raggiungere, quando la sera ci ritroviamo soli o meglio insieme a noi stessi, le insicurezze, le paure e tutto il resto del corollario si palesano nelle nostre menti e non c’è botulino che tenga: lì il cambiamento non ha minimamente attecchito … siamo rimasti lì, dove eravamo prima, tali e quali. Non si è mossa una foglia. Molto rumore per … nulla.

Inutile ribadire che la mia formazione e la professione che svolgo mi inducono a pensare e a consigliare un lavoro psicologico su se stessi, se siamo alla ricerca di maggiore serenità.
Abbiamo bisogno di aumentare la nostra consapevolezza se desideriamo comprendere dove sbagliamo e come possiamo rimediare alle inevitabili cadute che avvengono nelle vite di tutti noi.
Amiamoci così
L’invito dell’acqua profumata, una miscela odorosa che ci modifica olfattivamente per qualche tempo e ci fa poi tornare ai nostri odori di sempre, quelli biologici, che derivano dal tipo di pelle, dalle ghiandole di cui siamo dotati, dal nostro DNA, dalle emozioni che attraversano l’epidermide e ci mettono in comunicazione con gli altri, è un invito anticonvenzionale, che stona con quello che siamo abituati a vedere e a sentire.
Però è bello poter pensare che sia possibile arrivare ad apprezzarci per quello che siamo, per il risultato che genetica e ambiente ci hanno portati ad essere.
Amiamoci così: con labbra sottili, senza zigomi appuntiti, con i capelli del nostro colore naturale, con i gusti che più nel profondo ci rispecchiano, senza troppi condizionamenti.
Il messaggio presente sulla bottiglietta mi ha portata a pensare che ci vuole davvero coraggio per scrivere una frase del genere, al giorno d’oggi. Ora più che mai ci vuole tanta forza e molta determinazione per realizzare questo suggerimento.
Varrebbe la pena provarci, quanto meno.
Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).
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