I luoghi della psiche
Negli ultimi tempi mi è capitato di visitare diversi possibili studi.
Mi è anche capitato di “migrare” da uno studio all’altro, in tempi abbastanza rapidi.

Questo perché ritengo sia fondamentale poter svolgere la mia professione e ricevere i pazienti in luoghi che possano essere ospitali, capaci di trasmettere vitalità e serenità, spazi per accogliere l’interiorità di chi ha bisogno di essere ascoltato e di potersi comprendere.
L’importanza dell’arredamento e gli oggetti di uso comune
Arredare un luogo non è cosa semplice: lo sanno bene gli architetti e gli arredatori di interni che approfondiscono e lavorano anche su questi aspetti del vivere e dell’abitare. Ma cosa significa rendere un luogo “accogliente”?
Ci si potrebbe chiedere quale stile sia meglio adottare per trasmettere un senso di pace e di calma ad un luogo come la stanza in cui si svolgono le psicoterapie.
Meglio moderno? Classico? Etnico? Con tante cose o poche?
E quali sono gli oggetti più importanti da avere in uno studio di psicoterapia?
I quesiti sono tanti e le risposte possono essere variegate.
A mio parere, una delle regole da tenere a mente, è il famoso adagio che ormai tutti conosciamo: “less is more”, meno cose aggiungiamo e più rendiamo uno spazio gradevole.

Lo stile
Ognuno di noi, psicoterapeuta o no, ha delle preferenze stilistiche che riguardano abbigliamento, arredamento, accessori…..
C’è chi desidera dare un’impronta più “sanitaria” alla nostra professione (che rientra tra quelle, appunto, sanitarie) e quindi tende ad imprimere allo studio o alla stanza di psicoterapia uno stile più medico.
C’è chi invece desidera dare taglio più personale, originale al luogo di cura e desidera far respirare un’aria che non ha tanto a che fare con l’idea di salute come “trattamento sanitario” quanto piuttosto con un senso di armonico e benefico equilibrio psicofisico, in senso più olistico.
Una stanza più minimalista o più “barocca” – sempre senza esagerare, naturalmente – non fa poi una grande differenza, a mio parere.
La Reggia di Caserta?
Ci sono professioni in cui le location sono palazzi di un certo pregio, stanze signorili.
Nella professione di psicoterapeuti c’è una maggiore informalità anche se ovviamente luogo e arredamento devono essere decorosi e consentire il rispetto dell’altro (anche degli eventuali colleghi presenti in studio) e della privacy – propria e altrui!

In definitiva non è necessario che lo studio assomigli alla Reggia di Caserta che, anzi, rischierebbe di creare un certo disagio in chi vi accede…
Quando un luogo è scelto, abbellito, pulito, mantenuto con amore e attenzione lo si percepisce appena si varca la soglia dell’appartamento.
Cosa è davvero importante
Al di là della tipologia di arredamento per la quale si opti, credo sia fondamentale che le scelte sull’arredo vengano prese in armonia, decidendo mobilio e oggettistica che stiano insieme in maniera piacevole, capaci di trasmettere un senso di equilibrata continuità all’ambiente e, di conseguenza, che possano permettere una libera espressione di pensieri e di emozioni del paziente.
Poltrone, sofà o sedie che siano, devono poter essere confortevoli, in grado di far sentire chi sta seduto a proprio agio per la durata della seduta (circa un’ora).

Una buona illuminazione, magari naturale, che però non sia troppo intensa, colori “riposanti” (toni come il blu o il verde per evocare pace e tranquillità) o accostamenti di colori che trasmettano “calore” (come il beige o il sabbia), la possibile presenza di piante curate, una sala d’attesa che garantisca la riservatezza (posizionando alla giusta distanza le poltrone), appendiabiti, orologi, … e naturalmente l’igiene e un certo ordine.
Nella stanza, infine, per consentire a chi riceviamo di poter parlare senza distrazioni, dovrebbe regnare una condizione di quiete acustica se non di silenzio più o meno generale.
Si tratta di aspetti importanti di cui lo psicoterapeuta è bene che si occupi.
Non possiamo non comunicare
C’è chi ancora crede che lo spazio terapeutico debba essere una sorta di “ambiente neutrale”, dove lo psicoterapeuta e le sue inclinazioni personali vengano messe da parte, per non influenzare i pazienti o per non “svelare” parti di sé troppo personali.
Ogni scelta che facciamo, anche il tentativo di creare uno spazio “neutro” è una presa di posizione che evoca qualcosa, nella mente dei nostri pazienti, e questo è un aspetto da non dimenticare.
Come insegna un famoso assioma, “non possiamo non comunicare”. Permettiamoci di personalizzare il nostro “luogo della psiche” e lasciamo che chi entra e si accomoda possa sentirsi a proprio agio.
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Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).
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