Come scegliere una/o psicoterapeuta
Scegliere un terapeuta è un momento importante. Ci tengo a sottolineare che, a parità di competenze, non tutti gli psicoterapeuti vanno bene per tutti i pazienti.
Approfondirò il tema poco sotto. Intanto provo a darvi un’idea dei canali attraverso i quali cercare/trovare un professionista della salute mentale.

I canali
Attualmente sono molte le persone che si documentano online, scegliendo così la psicoterapeuta.
Attraverso Google Maps o elenchi dedicati agli specialisti della salute mentale, le persone si orientano in un mondo che, molto spesso, è a loro sconosciuto. Su questi portali è anche possibile leggere recensioni relative agli studi professionali o agli specialisti, che è utile poter prendere in considerazione.
Anche amici e conoscenti possono contribuire a questa ricerca, se hanno effettuato un percorso psicologico.
Qual è il modo migliore per scegliere uno psicoterapeuta? E poi: meglio che sia un uomo o una donna?
Le domande possono essere molte; anche le risposte.
Uomo o donna? E di quale orientamento?
La questione se scegliere un uomo o una donna è decisamente molto personale.
C’è chi si sente più libero di parlare di sé con una donna, c’è chi invece preferisce farlo con un uomo, non ci sono regole da seguire.
Importante, invece, è trovarsi a proprio agio con lo psicoterapeuta, al di là della sua identità sessuale, della presenza o meno di una disabilità o del tipo di teoria alla quale fa riferimento.
Le informazioni sulla psicoterapia, negli anni passati, sono circolate molto e in modo a volte confuso: sovente le persone pensano che un approccio teorico più “pragmatico” possa fare al caso loro perché hanno desiderio di accorciare i tempi e non vogliono più di tanto riflettere.
In realtà anche gli approcci meno “profondi” richiedono comunque un lavoro di riflessione, di introspezione e messa in discussione, di “fatica”, perché con la psiche “non si scherza”, nulla è semplice o immediato, tutto richiede un certo lavoro di mentalizzazione.

Uno psicoterapeuta in zona? Perché no!
Personalmente ritengo che l’elemento geografico, specie in una grande città, possa fare la differenza.
A Roma, ad esempio, mia città natale e in cui opero, a volte le distanze possono richiedere l’impiego di mezzi privati e lunghissimi minuti di pazienza in mezzo al traffico.
Quando gli ingorghi si fanno più congestionati, il pericolo è perdere minuti preziosi del proprio percorso psicoterapeutico: a volte si può addirittura arrivare oltre l’orario della fine di una seduta. Meglio non rischiare!
Poter scegliere una psicoterapeuta facilmente raggiungibile, magari anche a piedi, vicino casa o vicino al luogo di lavoro, è un criterio utile per fare una scelta ponderata che garantisca continuità ad un lavoro che ha proprio questo tra i suoi “ingredienti” principali.
I professoroni, i nomoni, i “famosi”
Ci sono colleghi noti al grande pubblico che, naturalmente, avendo questo grande canale pubblicitario, hanno anche un enorme bacino di papabili pazienti.
La loro presenza in radio o TV può generare una sorta di “alone di grandiosità” agli occhi di chi osserva e innescare fantasie che possono avere poco o nulla a che fare con la realtà.
Non è detto però che uno specialista che compare in televisione sia necessariamente il professionista giusto per noi. Può essere che la “coppia terapeutica” funzioni ma anche che non funzioni e non per incompetenza, ma per mancanza di sintonia.
Psicoterapia online o in presenza?
“Grazie” alla pandemia, anche i più conservatori di noi si sono dovuti “ammorbidire” e iniziare ad utilizzare le nuove tecnologie a distanza per proseguire nel lavoro psicoterapeutico durante i lockdown e i periodi di maggior criticità legata al COVID19.
Le sedute online sono senza dubbio una grande risorsa quando sorgono degli impedimenti: personalmente prediligo le sedute in presenza e, a quanto pare, anche i pazienti che generalmente si rivolgono a me.

In presenza le emozioni possono essere considerate e valutate in modo più genuino e diretto, con meno dubbi o perplessità dovuti alla linea internet che salta o che risulta disturbata.
Lo scambio è più fluido e diretto, senza troppi intoppi. Ed è anche più gradevole parlare con qualcuno, piuttosto che con uno schermo bidimensionale.
Come contattare uno/a specialista?
Personalmente preferisco l’approccio via e-mail o messaggio Whatsapp, piuttosto che la telefonata improvvisa (alla quale, spesso, non rispondo).
Con un breve messaggio scritto, la persona può presentarsi e formulare un primo abbozzo di richiesta terapeutica e dà a me la possibilità di rifletterci in un momento di maggior calma e tempo.
Altre volte le persone agiscono d’impulso e, trovato un momento “giusto”, colgono l’occasione per telefonare: nella mia personale esperienza devo ammettere che una consistente parte di queste persone, proprio perché agisce d’istinto, spesso non si è data il tempo di ponderare bene la decisione intrapresa e questo porta quasi sempre a inattese interruzioni del percorso, a volte addirittura dopo un unico colloquio conoscitivo.
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Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).
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Il mio attuale onorario è di 80 € (ai quali va aggiunta una marca da bollo di 2 €, quindi il costo finale del colloquio è di 82 €). Ogni colloquio ha la durata di 50 minuti e, a fine incontro, rilascio ricevuta sanitaria che può essere scaricata al momento della dichiarazione dei redditi in quanto spesa sanitaria.
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