Gli stereotipi: che cosa sono e a cosa servono
Che cosa sono gli stereotipi? Cosa vuol dire “ragionare per stereotipi”?
Gli stereotipi sono qualcosa da evitare o hanno una loro funzione? Proviamo a rifletterci.
Le origini
La parola “stereotipo” nasce nel Settecento, in ambito tipografico, grazie all’incisore parigino Firmin Didot che ideò la tecnica della stereotipia.
La stereotipia è un metodo di stampa che permette di ottenere una composizione grafica fissa, stabile, non soggetta a cambiamenti, assicurando, in questo modo, tempi rapidi e uniformità del risultato.

Etimologia e usi
“Stereotipo” deve la propria etimologia a due nomi greci, “stereos” che vuol dire “rigido” e “tipìa” che significa “immagine”.
Questa parola venne poi utilizzata in ambito sociale (sociologia, psicologia sociale, …), negli anni Venti, dal politologo newyorkese Walter Lippmann e sta ad indicare qualcosa che fa spesso molta paura. Vediamo di capirci qualcosa.
Che cos’è uno stereotipo in psicologia
In psicologia sociale, lo stereotipo è una generalizzazione approssimativa che riguarda un gruppo di persone.
Si tratta di convinzioni piuttosto rigide, non sempre facili da scalfire, che regolano pensiero e comportamento umani.
Uno stereotipo non si fonda sull’esperienza: piuttosto è basato su processi di socializzazione familiare, culturale, scolastica, spirituale, …
Con questo processo cognitivo, alcune caratteristiche umane vengono estese ad un’intera categoria sociale: un esempio fra tutti, il pensiero che tutte le donne non siano abili alla guida.

Non sempre lo stereotipo è qualcosa di “negativo”
Non bisogna demonizzare gli stereotipi!
Se è vero che, a volte, possono condurre a veri e propri pregiudizi, a convincimenti erronei e ferrei che portano a fraintendimenti, lo stereotipo ha anche alcune funzioni.
A cosa servono gli stereotipi
Gli stereotipi, ad esempio, servono per interpretare in senso generale il comportamento umano e favoriscono il processo di categorizzazione.
Se abbiamo bisogno di parlare di “tendenze” di certi tipi di gruppi umani, lo stereotipo possiede una propria utilità che ci aiuta a comprendere “in generale” certi andamenti.
In altri casi, gli stereotipi servono per poter fare previsioni.
Se, ad esempio, penso ad un soggetto con i capelli fulvi, le lentiggini e gli occhi chiari, tendo a pensare che probabilmente provenga da un paese del Nord Europa, piuttosto che abbia origini arabe. Ciò non toglie che possa anche venire dall’Arabia Saudita, ma è probabile che, se così fosse, abbia qualche parentela con paesi diversi da quelli arabi (o quanto meno un gene!).

Sempre rimanendo in ambito previsionale, pensiamo anche alla possibilità di fare previsioni in diversi campi del sapere umano (torniamo con la mente all’evento pandemico e alle previsioni sul comportamento umano condotte da Governo e da enti come l’Istituto Superiore di Sanità o il Ministero della Salute).
Gli stereotipi, in definitiva, così come le euristiche, servono a semplificare e rendere più rapidi certi processi.
Quando uno stereotipo diventa pericoloso
Dobbiamo fare molta attenzione quando uno stereotipo porta a distorcere parzialmente o completamente al realtà!
Ragionare prevalentemente attraverso una modalità stereotipata può condurre a distorsioni nel pensiero e nella percezione del dato reale e a generare pregiudizi.
È fondamentale, in molte situazioni, procedere verso ragionamenti che scendano più nel dettaglio, prendendo in considerazione quella specifica persona, con le sue peculiarità, fragilità, i suoi punti di forza, le sue potenzialità.
Un esempio per tutti: quando uno specialista della salute mentale, nei suoi ragionamenti clinici, fa rientrare un paziente in una data categoria diagnostica, ad esempio “personalità di tipo borderline”, dovrà sì tener conto delle caratteristiche che, di solito, si riscontrano in quella categoria di individui (tipo di meccanismi difensivi, tipologia di identità, rapporto con la realtà, …) ma poi, soprattutto se dovrà lavorarci in psicoterapia, sarà necessario che si focalizzi sull’unicità di quella persona.
Sarà fondamentale, infatti, prendere in considerazione le origini del paziente, e quindi la sua famiglia, i rapporti affettivi al di fuori del nucleo familiare, la sua storia scolastica, lavorativa, … tutte caratteristiche che dipingeranno quella persona “unica”, irripetibile, diversa da qualsiasi altra.
Nel prossimo articolo, mi concentrerò sul tema dei pregiudizi.
Per il momento, buona vita!
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Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).
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