Cosa sono i pregiudizi
Nel precedente articolo, che potete trovare a questo link, abbiamo scoperto che gli stereotipi non sono sempre dannosi per l’individuo e per le sue relazioni, perché si tratta di “strategie di semplificazione” che possono aiutare a risparmiare tempo e risorse mentali.
L’utilizzo di stereotipi, però, può condurre a distorsioni più o meno sistematiche. Se usati in modo rigido e costante, gli stereotipi possono portare a generare pregiudizi.

Distinzioni: stereotipo e pregiudizio
Lo stereotipo è una sorta di “immagine mentale”, il pregiudizio è una sentenza rigida, immodificabile, basata su stereotipi.
Stereotipo e pregiudizio, quindi, non sono la stessa cosa: potremmo pensare i pregiudizi come delle evoluzioni “deformate” degli stereotipi.
Non tutti gli stereotipi conducono a pregiudizi ma ciascun pregiudizio si basa su stereotipi rigidi e non modificabili.
Il pregiudizio: un po’ di etimologia
Il termine “pregiudizio” deriva dal latino e deve la propria etimologia alle parole “prae” (che vuol dire “prima”) e “judicium” (cioè sentenza, giudizio, opinione): vuol dire giudicare prima di conoscere, giudicare prematuramente.
Il pregiudizio non è modificabile: è rigido, marmoreo e nemmeno nuove conoscenze lo mettono in discussione.
Avere un pregiudizio comporta nutrire convinzioni positive rispetto al proprio gruppo sociale di appartenenza ed averne di negative rispetto ad un gruppo diverso dal proprio.

Essere convinti che la propria appartenenza geografica o credo religioso comportino indiscutibili vantaggi rispetto ad una diversa provenienza o spiritualità, ad esempio, significa avere dei pregiudizi.
Anatomia dei pregiudizi
All’interno di ogni pregiudizio possiamo individuare una componente emotiva (avversione nei confronti dell’altro gruppo sociale, preferenza per il proprio gruppo di appartenenza), cognitiva (percezione alterata, che comporta l’impressione che le persone siano membri di categorie sociali immodificabili, con tratti rigidi), comportamentale (il pregiudizio verso un gruppo sociale comporta anche che si eviti di entrarci in contatto, ad esempio, o che li si contrasti in modo più o meno evidente).
L’autoconvalida dei pregiudizi
La nostra mente ha bisogno di coerenza e, a volte, va a ricercarla in modi inadeguati. Proviamo con un esempio.
Se una persona di origini africane è sdraiata su una panchina, potrebbe venire alla mente che si tratti di un individuo senza fissa dimora e senza un’occupazione, quando magari si tratta di un lavoratore in pausa pranzo.

Quando ci facciamo un’idea, proprio per questo bisogno di costanza, coerenza, il nostro cervello tende a conservarla, senza metterla in discussione (cosa che costa fatica in termini di risorse cognitive, emotive, …).
Quando nutriamo dei pregiudizi, il rischio è restare prede dei nostri stessi preconcetti che, apparentemente, sembrano darci sicurezza – invece, minano diversi campi della nostra vita.
Nel prossimo articolo, affronteremo il tema degli stereotipi di genere.
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Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).
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