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Non si scherza col gioco! Secondo appuntamento con il gioco d’azzardo

Siamo al secondo appuntamento con il gioco d’azzardo patologico: se desiderate leggere il primo articolo, lo trovate QUI!

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Inquadramento nosografico

La versione più recente del DSM (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali, 2013) attribuisce una nuova etichetta alla cosiddetta “ludopatia”: il GAP è una vera e propria condizione patologica, tant’è che è denominata “Disturbo da Gioco d’Azzardo”.

Nell’edizione precedente (2000), invece, questo tipo di disagio veniva classificato come “Gioco d’Azzardo Patologico”: attualmente, la definizione “disturbo” precede la parola “gioco”. Un passaggio a mio avviso significativo, che dà priorità all’aspetto clinico, piuttosto che a quello ludico.

Il Disturbo da Gioco d’Azzardo, sempre seguendo la classificazione di cui sopra, rientra in una problematica più ampia, che include la dipendenza da sostanze e l’addiction. Proviamo a comprendere il senso di quest’ultima parola e le sue implicazioni.

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Che cosa significa “addiction”?

Spesso sentiamo parlare di “addiction”, ma forse non tutti hanno chiaro in mente il significato di questo termine.

Questa parola, di origine inglese, identifica il comportamento di ricerca compulsiva dell’oggetto: addiction indica anche la ripetizione di un comportamento specifico (ad esempio, nel gioco con le slot machine).

Questa parola, a ben vedere, deriva dalla lingua latina: il termine da cui deriva è “addictus”, che si riferiva, nell’antica Roma, a quegli schiavi che erano divenuti tali perché non erano riusciti ad estinguere i loro debiti. Addiction ovvero la particolare forma di “schiavitù” che può nascere nei confronti di sostanze legali (alcool, tabacco), sostanze illegali (stupefacenti), gioco, shopping compulsivo, sesso.

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Che cos’è il “craving”?

Il craving (anche questa seconda parola è traslata dalla lingua inglese) rappresenta il desiderio impulsivo nei confronti di un oggetto, una sostanza, un comportamento. Questo termine, tradotto letteralmente, significa desiderio irresistibile, irrefrenabile.

Il craving è un desiderio presente, oltre che nelle dipendenze connesse a sostanze stupefacenti, nel gioco d’azzardo, nello shopping compulsivo, anche nei disturbi alimentari: ad esempio, nelle tipiche “abbuffate” presenti in alcune forme di bulimia e di binge eating disorder.

Questa “attrazione fatale” conduce gli individui a giocare in modo compulsivo (e quindi patologico). La spinta al gioco, nei soggetti afflitti da questa patologia, è una pulsione irresistibile, che pur di essere soddisfatta trascina i gambler (giocatori) verso un pensiero e uno stile comportamentale incentrati totalmente sulla ricerca e il raggiungimento dell’oggetto del desiderio.

Il coinvolgimento mentale e pratico diventa via via più persistente e si fa sempre più crescente (Del Miglio, Couyoumdjian, Patrizi, 2005).

Questo impulso, spesso, rappresenta un sintomo di una crisi di astinenza, fenomeno presente anche nel gioco d’azzardo patologico.

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Come si cade nel gioco d’azzardo patologico

Non tutti sono predisposti a “scivolare” in forme malate di gioco, come accennato poco sopra. Ci sono personalità più propense al gioco, per esempio, o anche più predisposte ad agire seguendo gli impulsi rispetto ad altre.

Esistono anche influenze di tipo ambientale che non vanno sottovalutate: aver avuto in famiglia un giocatore compulsivo, per esempio, può costituire un fattore in grado di portare un soggetto, strutturato in un determinato modo, in un particolare momento della sua vita, ad entrare nel “girone infernale”

Inoltre, è possibile cadere nel gioco d’azzardo patologico in momenti difficili della vita: quando si affrontano situazioni economiche critiche, ad esempio, di fronte alla perdita del lavoro o in risposta a un tracollo economico, sempre avendo, comunque, di base, alcuni tratti di personalità specifici.

Per portare un esempio: molte persone anziane, negli ultimi anni, si sono ritrovate tra solitudine, malattia (inclusa la pandemia!) e senso di precarietà a sviluppare un’intensa dipendenza da “Gratta e vinci”.

A portrait of two senior adult women friends
during a birthday celebration (foto di recep bg, iStock)
La personalità del giocatore patologico

In questi casi, spesso, ci si trova di fronte a personalità che tendono a credere di potersi “riprendere” dalle asperità della vita in modo repentino e pseudo-magico, osando e come “andando incontro” alla fortuna.

Il gioco d’azzardo, in questi casi, si trasforma, agli occhi di coloro che ci si ritrovano, in una “possibilità” (malata) di ottenere una sorta di “rivincita” sulla sfortuna che si è abbattuta su di noi, di avere la meglio su un destino che forse, sotto sotto, pensiamo di poter cambiare, se non stravolgere, con un colpo di fortuna, un’azione della “dea bendata” e un piccolo aiuto da parte nostra (andando a giocare regolarmente, per esempio).

È importante essere coscienti di avere il potere di cambiare cose che ci riguardano, su questo non c’è dubbio, ma bisogna anche essere in contatto con la realtà, ancorarvisi e non perdersi in derive pseudofantastiche.

Ricordiamoci sempre che le possibilità di vincita, nei giochi d’azzardo, è molto ma molto bassa, rasenta quasi lo zero: pensiamo solo che per vincere il Superenalotto abbiamo una possibilità su 622.614.630!

Già solo questo semplice, banale dato di realtà dovrebbe scoraggiarci dal giocare. Eppure non è ciò che accade …

foto di 10634669
Le aree da indagare

In ambito trattamentale, per poter pensare, realizzare e proporre un intervento mirato ad uno specifico utente, è fondamentale indagare alcune aree, tra le quali: la tipologia di gioco d’azzardo, la motivazione insita nella richiesta d’aiuto, la presenza di altri problemi di interesse psicologico o psichiatrico (può trattarsi sia di ulteriori problemi di dipendenza che di altro, nella maggior parte dei casi questioni connesse con problemi di ansia e con disturbi della sfera dell’umore).

Altri aspetti cruciali degni di essere approfonditi sono l’età di esordio, la frequenza, il denaro investito in quest’attività, i tentativi di smettere, le distorsioni cognitive, il craving, la compulsività, i bisogni che il gioco soddisfa e rappresenta.

Bibliografia consigliata

Corio S., Giampà A., Paciotti S. (2021) Il gioco d’azzardo patologico. Perdersi e perdere tutto, L’asino d’oro, Roma

Sitografia

State of Mind

Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).

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