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Crocerossini alla riscossa

Nel lavoro di una psicoterapeuta, i casi sono sempre molto vari ma, a volte, ci sono alcune ricorrenze: è questo il caso dei “crocerossini”.

Cosa intendo con questo termine? Provo a spiegarmi.

illustrazione di No Name
I crocerossini

Si tratta di una fetta di popolazione umana che, nella relazione sentimentale, tende a “cercare di salvare” l’altro.

I crocerossini sono sia donne che uomini e di solito scelgono, in maniera inconscia, partner in difficoltà: le loro criticità possono essere molto varie.

Ci sono persone che scelgono partner con evidenti disabilità (persone con handicap motorio, sensoriale, …) ma, nella maggior parte dei casi, la scelta – ribadisco, del tutto inconsapevole – ricade su persone che non sembrano avere grandi difficoltà.

Solo in seguito queste “disabilità” emotive vengono alla luce: e qui il “crocerossino” fa la sua comparsa nella vita relazionale, ascoltando, cercando di far parlare, spronando, sostituendosi all’altro.

Cosa scatta nella mente di chi vuole soccorrere il partner, anziché amarlo?

Chi vuole supportare in modo massivo un partner, piuttosto che instaurare una relazione d’amore più simmetrica, è di solito una persona che ha sofferto, in passato.

Spesso si tratta di dolori molto antichi, che hanno radici nella prima o nella primissima infanzia, ancor prima che emozioni e domande potessero essere formulate a parole, agli adulti significativi (nei primi anni di vita, in fase pre-verbale).

Aiutare l’altro per aiutare se stessi

Aiutare gli altri importanti, per queste persone, è un modo per curare quelle antiche ferite che non si sono mai davvero cicatrizzate: ripetere questo schema è una modalità che ricorda quanto quei colpi subiti non hanno mai smesso di torturarli.

Occuparsi degli altri, cercare di curare le loro ferite, permette di alleviare certi pesi e di dichiarare che “è l’altra persona a stare male, non io”.

Fungere da “salvatore” è immaginare che qualcuno, in passato, avrebbe potuto salvare anche loro ….

immagine di bhossfeld

Salvare l’altro è, inoltre, una missione importante, che fa sentire fondamentali nelle vite altrui, dà un senso al costante battagliare e dona una sorta di quiete agli interrogativi interiori.

La domanda, però, rimane assillante: quanto aiuta a curarsi, curare (solo) l’altro, tralasciando le proprie cicatrici?

Farsi aiutare

Prima o poi, dopo aver “rischiato” di salvare qualcuno, arriva il momento di farsi aiutare: a volte giunge in punta di piedi, altre, invece, facendo frastuono, spaventando.

Sentire la propria vulnerabilità, per alcuni, può sembrare annichilente, avvilente, dopo una vita trascorsa ad aiutare gli altri (o sperando di farlo): invece è la via maestra per portare pace e significato alla propria esistenza.

foto di Drosera 74

Buona vita.

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Il mio attuale onorario, per un colloquio individuale di cinquanta minuti, è di 80 € (ai quali va aggiunta una marca da bollo di 2 €, quindi il costo finale del colloquio è di 82 €); il colloquio di coppia, invece, ammonta a 102 € e dura sempre cinquanta minuti. Qualora se ne sentisse la necessità, è possibile concordare colloqui di durata maggiore (e un costo leggermente superiore).

A fine incontro, rilascio ricevuta sanitaria che può essere scaricata al momento della dichiarazione dei redditi in quanto spesa sanitaria.

Per consulenze, psicoterapie o informazioni, mi potete contattare tramite messaggio Whatsapp al 3280194286 o scrivermi a info@giorgiaaloisio.it

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