Disposizioni d’animo e terapia
Quando si decide di iniziare un percorso psicoterapeutico, è essenziale che la persona sia pronta a mettersi realmente in discussione.
Inoltre è importante riuscire a scegliere lo specialista più adatto, evitando di mettere in atto quel poco rispettoso “shopping terapeutico” che noi specialisti dell’animo umano conosciamo abbastanza bene, specie di recente.
Perché è così importante essere “pronti”?
Capita spesso che le persone effettuino una prima telefonata per “farsi un’idea” di noi e di come si svolga il nostro lavoro psicoterapeutico.
Non c’è nulla di male, in questo: anche poter sentire il tono di voce della psicoterapeuta, il suo modo di parlare, di dialogare, di mettersi in relazione con l’altro possono essere elementi determinanti nella scelta.
Se non fosse che a volte decidono di prendere appuntamento persone che non si sono davvero domandate se si sentano pronte ad affrontare un lavoro psicologico che, desidero ricordarlo, ha sempre aspetti di faticosità e che comporta sempre momenti di dolore più o meno profondo.
Questa indecisione ha delle conseguenze, naturalmente.
Ghosting e psicoterapia
Quando fissano un appuntamento persone “indecise”, molto spesso accade che annullino l’appuntamento o che non si presentino il giorno della seduta.
In questo ultimo caso stiamo facendo riferimento al famoso fenomeno del “ghosting”, cioè lo scomparire come fantasmi dalla scena clinica, come se non fossero mai esistiti, magari dopo uno o due colloqui, e diventano inspiegabilmente irrintracciabili.

Questo comportamento, di recente, è sovente causato dal fatto che le persone effettuano un numero imprecisato di “primi colloqui” con diversi specialisti per poi decidere da quale professionista iniziare una psicoterapia.
La fatica di fare “tanti tentativi”
Innanzitutto vorrei sottolineare la faticosità di quest’ultimo tipo di condotta, cioè questa specie di “shopping psicoterapeutico”: un po’ come si fa quando si acquistano un servizio o un prodotto, se non si è convinti o soddisfatti, dopo l’acquisto “si annulla tutto”, si restituisce al mittente l’acquisto, si fa “il reso”.
Peccato dover ricordare che oggetti e persone facciano parte di categorie molto diverse tra loro …!
Immagino che ripetere per due, tre o quattro volte più o meno le stesse cose di fronte a specialisti diversi sia fonte di stress e di noia, per chi effettua una consulenza psicoterapeutica.
Il rispetto verso gli altri
Inoltre, lo percepisco come poco rispettoso del nostro lavoro terapeutico, anche perché a volte è così faticoso riuscire a riservare uno spazio ad una persona che, quando all’improvviso ci viene annullato un primo appuntamento, ci dispiace aver dovuto rifiutare un’altra persona che può averci contattato in un momento di poco successivo (e che nel frattempo, magari, ha già trovato un altro specialista).
Un altro elemento che mi porta a riflettere riguarda le attese che si formano nella mente delle persone. Cosa si aspettano gli individui dagli psicoterapeuti?
E poi, non ultimo, come si fa dopo un solo colloquio a capire se quello specialista possa davvero aiutarci e possa farlo nel modo che pensiamo sia quello “giusto” per noi?
Che poi, chissà se il “modo giusto” sia quello che percepiamo noi come migliore, o invece sia preferibile una modalità diversa, a noi sconosciuta ma che un terapeuta competente può mettere meglio a fuoco …
Aspettative realistiche?
Durante i primi colloqui, noi psicoterapeuti siamo soliti sondare le aspettative di chi viene a consultarci: che cosa vi aspettate da noi?
Quali sono le attese rispetto ad un ipotetico percorso psicoterapeutico?
Pensiamo di incontrare lo psicoterapeuta perfetto, capace di comprenderci in ogni minima sfumatura del nostro volto e delle nostre sensazioni, in qualsiasi momento di ogni seduta?
Pensiamo che sia la psicoterapeuta a dover “risolvere i nostri problemi” e farsi carico di ciò che ci affligge?
Immaginiamo che in un batter d’occhi e in un tocco di bacchetta magica, lo psicoterapeuta possa sfar scomparire i fardelli che portiamo sulle spalle da anni?

Cosa è importante sapere
È molto importante sapere che iniziare una psicoterapia “non è come entrare in una SPA”: presentare se stessi in modo onesto, parlare delle paure che ci attanagliano, dei traumi che abbiamo subito o visto altri subire, dichiarare i nostri sbagli, i desideri irrealizzati, i fallimenti, sono tutti ingredienti essenziali e che, volente o no, fanno soffrire, quando vengono “portati fuori di noi”.
Questa sofferenza, comunque, può trasformarsi in un punto di forza, se sappiamo farne tesoro, imparando dagli sbagli che inevitabilmente facciamo, riorientando i nostri obiettivi verso mete più possibili, tenendo in considerazione le nostre capacità ma anche i nostri limiti.
Fare una psicoterapia, in definitiva, è sempre faticoso: non è una “chiacchiera al bar, come fra amici”, è diverso dallo shopping che facciamo con il nostro partner.
Pronti per soffrire … e non solo
Dobbiamo domandarci se siamo pronti per affrontare questa sofferenza, se pensiamo che questa dolorosità del percorso la possiamo tollerare, superare o se abbiamo paura che possa annientarci (e quindi, niente psicoterapia: forse non è ancora arrivato il momento!).
Noi psicoterapeuti, comunque, non somministriamo sadicamente sofferenze a chi ci chiede aiuto.
La sofferenza è, come già scritto poco sopra, parte del percorso, ma non si esaurisce qui: dopo la faticosa salita, in cima alla montagna, possiamo gustare panorami unici, che magari non avremmo mai immaginato di poter vedere, dentro di noi.

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Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).
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