La balbuzie
La persona con balbuzie presenta un’alterazione dell’espressione del linguaggio. Secondo le ricerche attuali, colpisce circa l’1,5% della popolazione mondiale.
Nella primissima infanzia, il 5% dei bambini è affetto da disfluenza (interruzioni nella fluenza del parlato) che poi in gran parte si risolve spontaneamente.
La balbuzie è caratterizzata da involontarie ripetizioni, prolungamenti o esitazioni nella pronuncia di sillabe: questo “intoppo” genera una rottura nella fluidità dell’eloquio del soggetto e nella melodia del linguaggio.
L’OMS spiega che nella balbuzie la persona sa precisamente cosa vorrebbe dire ma allo stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di involontari arresti, ripetizioni o prolungamenti di suono.

Esistono due tipi di balbuzie:
clonica (ripetizione più o meno lunga di sillabe, soprattutto di quelle che danno inizio alle parole);
tonica (arresto improvviso e parossistico nell’emissione delle parole).
I due tipi sono spesso associati tra loro.
Frequentemente, soprattutto nei più piccoli, capita di accompagnare la balbuzie con alcuni movimenti corporei (della testa, delle sopracciglia, degli occhi, degli arti inferiori, …) quasi come se questi atti potessero smorzare o influenzare in qualche modo il problema verbale.
Teorie psicoanalitiche
In base alle teorie psicoanalitiche, che costituiscono il mio approccio alla persona, chi balbetta vive o ha vissuto forti conflitti a livello affettivo – emotivo.
Freud (1892-1895) in Studi sull’isteria, riteneva che all’origine della balbuzie vi fosse un trauma non elaborato.
Secondo altri autori, chi balbetta vorrebbe dire e non dire, esporsi ma poi si pente di esporsi, manifestando in questo modo pulsioni uguali e contrarie (Fenichel, 1951; Coriat, 1943).
Nella crescita delle persone che soffrono o hanno sofferto di balbuzie risultano inoltre conflitti a livello di richieste/aspettative dei genitori e risultati/risposte dei figli.

Sembra, infatti, che i bambini abbiano avvertito il peso di alcune richieste di performance dei genitori e siano entrati “in tilt”, spinti da un desiderio di riuscire ma anche di opporsi o di far capitolare le aspettative degli adulti, sentite come pressanti.
Secondo altri autori psicoanalitici, questa condizione è la manifestazione di una fissazione a livello dello sviluppo, che risulterebbe “fermo” alla fase “orale”.
Secondo altri ancora, in linea con quanto appena esposto, rilevano rapporti estremamente problematici tra figli e madri.
Uno dei problemi di queste persone, infatti, molto di frequente risulta nell’area dell’autonomia: il linguaggio, quando si sviluppa, genera via via una distanza tra bambino e adulto, conducendo ad un’autonomia gradualmente più rilevante.
Questa distanza può costituire una minaccia per il bambino (che può non sentirsi pronto alla separazione) ma anche per il genitore (che può soffrire di fronte ad un figlio che “ha meno bisogno” di lui o di lei).
L’iperprotezionismo materno, in sintesi, può creare un conflitto interiore nel bambino che, da un lato è spinto naturalmente all’esplorazione ma dall’altro lato sente che, seguendo questo istinto, tradisce o disobbedisce alla figura materna.
Di qui, il sintomo della balbuzie, un “compromesso” (come sostiene Freud), una via di mezzo tra obbedienza e disobbedienza, desideri propri e desideri altrui.

Quando si instaura la balbuzie
I due periodi principali nei quali può avere inizio questo disturbo sono intorno ai tre anni (quando lo sviluppo psicosessuale è avanzato e iniziano a fare la loro comparsa le dinamiche edipiche) e i sei anni (quando il bambino lascia la scuola dell’infanzia ed entra nel mondo della scuola primaria).
Anche la nascita di un fratellino o di una sorellina, la partenza o la lontananza prolungata di uno o di entrambi i genitori possono concorrere a stabilire il sintomo della balbuzie.
Chi balbetta, quando si trova sotto stress, tende a presentare questo problema in modo ancor più marcato.
Quando il soggetto balbuziente non balbetta
Ci sono alcuni frangenti in occasione dei quali le persone balbuzienti non presentano il loro tipico problema linguistico.
Ad esempio, durante il sonno: se l’individuo parla nel sonno, non balbetta mai.
Quando si parla da soli, la balbuzie diminuisce o scompare.
Lo stesso fenomeno si riscontra quando l’individuo “parla” con un animale domestico o finge di dialogare con un oggetto inanimato.
Durante una recita, quando si riproduce una poesia, si canta, si fanno calcoli a voce alta, il problema tende a ridursi notevolmente.
Questi elementi avvalorano le teorie che questo intoppo comunicativo abbia molto a che vedere con le relazioni e le emozioni, che si tratti quindi di una questione squisitamente psicologica (e non neurologica o fisiologica, come in passato si è lungamente ritenuto).

Caratteristiche di personalità
L’utilizzo dei test proiettivi (come, ad esempio il reattivo di Rorschach) ha evidenziato in chi balbetta una particolare sensibilità e una tendenza a polarizzare l’umore in senso depressivo.
Cosa valutare
Nella valutazione clinica, quando ci troviamo di fronte a questo tipo di condizione, è importante prendere in considerazione il momento in cui la balbuzie ha fatto per la prima volta la sua comparsa nella vita del soggetto e in quella del suo ambiente di vita.
Dobbiamo domandare a chi ci consulta che cosa stava accadendo in quel periodo e che cosa secondo lui o lei
potrebbe aver concorso all’instaurarsi del sintomo.
Molto rilevante è anche cercare di comprendere come si sia sentito il bambino di fronte al sorgere di questo sintomo.
Altra informazione cruciale riguarda i genitori: come hanno reagito di fronte alla balbuzie del figlio? Si sono preoccupati? Arrabbiati? Si sono sentiti responsabili?
Balbuzie: cosa fare
Cosa si può consigliare ad una persona che soffre di questa condizione?
Senza dubbio un intervento logopedico è di grande aiuto per imparare ad affrontare le difficoltà che sopraggiungono quando si producono le parole.
Un percorso psicoterapeutico è inoltre altamente consigliato perché, come già sottolineato, le componenti psichiche ci sono e hanno un loro peso specifico nell’instaurarsi e soprattutto nel mantenersi di questo tipo di condizione.
Ricordiamo sempre che un approccio multidisciplinare a questo tipo di problematiche è sempre ottimale, quindi anche interventi di tipo neuropsicologico potrebbero costituire una risorsa per la persona con balbuzie e verifiche di natura più prettamente medica.
Per i genitori di minori: consiglio la lettura di questa pagina dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, dedicata a questa tematica.
Articolo della dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa e psicoterapeuta (Roma).
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