Disturbi bipolari: cosa sono, come si curano

(articolo pubblicato il 24/01/2019)


 

I disturbi bipolari (a volte detti, impropriamente, bipolarismo o anche sindrome maniaco - depressiva) costituiscono un’importante categoria psichiatrica che fa riferimento ad una tipologia di disturbi dell’umore: in questa categoria rientra anche la depressione maggiore ma, a differenza di quest’ultima, il disturbo bipolare è caratterizzato da passaggi da fasi depressive (tono dell’umore e pensiero polarizzati in senso fortemente pessimistico) a fasi maniacali o ipomaniacali (cioè stati in cui il tono dell’umore sale in maniera abnorme) e/o viceversa. Chi soffre di questo problema psichiatrico, se non trattato in modo precoce e regolare, rischia di peggiorare in modo cronico, severo e preoccupante; come nel caso della depressione maggiore, anche nel disturbo bipolare esiste un certo rischio che il paziente arrivi a mettere in serio pericolo la propria vita fino a compiere (consapevolmente o meno) atti estremi e azzardati come il suicidio. Basti pensare che in soggetti affetti da questa condizione, il rischio suicidario è 15 volte superiore alla media dei soggetti considerati normali: è per questo motivo che l’intervento psichiatrico (farmaci) insieme a quello psicoterapeutico sono essenziali e vanno posti in essere il più tempestivamente possibile.
Un grande problema nel trattamento di questi pazienti consiste nel fatto che chi ne soffre, durante la fase maniacale o quella ipomaniacale, non ha la percezione di stare male: il sostegno nei loro confronti, quindi, è molto complesso perché viene regolarmente rifiutato e sentito come non necessario, anzi, è spesso vissuto come un affronto nei riguardi di chi starebbe addirittura “meglio degli altri” (delirio di grandezza e di onnipotenza). In questi momenti, l’individuo può mettere in atto comportamenti insoliti, spesso seduttivi o anche antisociali (fino a condotte contrarie all’etica e alla legislazione).
Quando questi pazienti cadono in fase depressiva, al contrario, si fanno più docili, più disponibili e comunicativi, spesso cercano l’aiuto dei loro cari e riacquisiscono quella lucidità mentale che avevano temporaneamente perso durante l’altro stato psichico.

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Il disturbo bipolare: numeri

Secondo il National Institute of Mental Health (NIMH), questa condizione affligge circa l’1% della popolazione al di sopra dei 18 anni di età, con uguale distribuzione tra i due sessi. Il primo episodio (l’esordio) ha luogo tra i 19 e i 29 anni, per poi riproporsi più o meno costantemente durante tutto l’arco della vita del soggetto, se non adeguatamente trattato. Il 10/15% di adolescenti che manifesta episodi ricorrenti di depressione maggiore (per leggere il mio post sulla depressione, cliccate qui: La depressione: cause, sintomi, come si cura) sviluppa un disturbo bipolare di tipo 1 (che affronteremo più avanti). Il disturbo bipolare costituisce una delle principali cause di disabilità nella popolazione compresa tra i 15 e i 44 anni di età.

 

Fasi maniacali e ipomaniacali: cosa sono

La mania è una delle caratteristiche fondamentali del disturbo bipolare (l’altra è l’episodio depressivo), ed è caratterizzata da tono dell’umore spropositatamente elevato che può tendere verso l’espansività ma anche verso il suo opposto, l’irritabilità. L’autostima che caratterizza un soggetto in questa fase (detta “episodio maniacale”) è definita “ipertrofica” cioè caratterizzata da aspirazioni eccessive e un senso di grandiosità che va al di là della realtà: soggetti in questa fase possono essere convinti di avere doti uniche e straordinarie (delirio di grandezza), di essere persone incredibilmente influenti (deliri di onnipotenza), capaci di cambiare il mondo (deliri di riforma), in possesso di facoltà straordinarie (deliri megalomanici, deliri mistico-religiosi)…
Il pensiero, durante la fase maniacale, è profondamente distratto e accelerato all’ennesima potenza: al soggetto sembra che le idee sfuggano dalla mente per la loro numerosità ma anche per la loro instabilità e vacuità (“fuga delle idee”). In conseguenza di questo eccessivo dinamismo mentale, si hanno un modo di parlare e di comportarsi abnormi. In fase maniacale, infatti, gli individui tendono a fare spese inutili ed eccessive (shopping compulsivo, gioco d’azzardo patologico, investimenti rischiosi), arrivando in alcuni casi ad acquistare beni che non si possono permettere, a dormire poche ore a notte (addirittura tre ore possono essere abbastanza); sembrano desiderosi di “fare cento cose in un minuto”, sono infaticabili ed eccessivamente loquaci, tendono ad una sessualità più primitiva e promiscua, socializzano praticamente con chiunque, tendono a fare uso/abuso di sostanze quali alcol, caffè e a volte stupefacenti. L’ipomania, invece, è uno stato maniacale di entità minore che dura anche meno nel tempo (4 giorni); i sintomi sono meno invalidanti di quelli maniacali. Entrambi gli stati (meglio detti “episodi”) si ritrovano in alcuni disturbi bipolari ma mai nella depressione (disturbo depressivo maggiore). I disturbi bipolari comprendono il disturbo bipolare 1, il disturbo bipolare 2, il disturbo ciclotimico, il disturbo bipolare indotto da sostanze o farmaci.

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Disturbo bipolare 1

Per poter diagnosticare questo disturbo psichiatrico è fondamentale che il soggetto abbia avuto almeno un episodio di mania o anche un episodio misto (mania + depressione) e un episodio depressivo. Con il trascorrere del tempo, se non trattato, il disturbo bipolare 1 tende a riproporre i singoli episodi in modo più ravvicinato nel tempo.

 

Disturbo bipolare 2

In questo disturbo sono presenti ricorrenti episodi depressivi accompagnati da almeno un episodio ipomaniacale.

 

Disturbo ciclotimico

Il disturbo ciclotimico viene considerato una sorta di variante del disturbo bipolare ed è caratterizzato dall’alternarsi di periodi ipomaniacali e fasi depressive. Il tono dell’umore risulta cronicamente fluttuante, e può passare da un polo all’altro anche nel giro di pochi minuti.

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Disturbo bipolare indotto da sostanze o farmaci

In questa condizione le forti oscillazioni umorali sono causate dall’assunzione di sostanze (ad esempio stupefacenti) o da farmaci con effetti psicotropi (che agiscono a livello psichico).

 

Le conseguenze

I pazienti che soffrono di questo tipo di problematiche subiscono forti ripercussioni nelle loro relazioni sociali, affettive e lavorative: durante le fasi maniacali o ipomaniacali questi soggetti hanno intrapreso strade o cambiato aspetti talmente rilevanti della loro vita (hanno ad esempio abbandonato il partner o la famiglia, hanno smesso di lavorare) che in seguito si troveranno a dover in qualche forma “scontarli”. Dopo la “tempesta” maniacale (o ipomaniacale), infatti, gli individui faticano a riconoscersi autori di certi comportamenti, ma sono comunque costretti a confrontarsi con rapporti interrotti, lacerati o irrimediabilmente danneggiati. Vivere con un disturbo bipolare può significare perdere affetti importanti e può implicare la difficoltà  a mantenere un sano e costante ritmo lavorativo (con danni anche economici, anche connessi alle fasi di shopping compulsivo).

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Disturbo bipolare: cause e cura

Come accennato poco sopra, nei disturbi bipolari, gli individui non hanno coscienza delle fasi maniacali (o ipomaniacali): quindi durante quegli episodi, non chiederanno mai aiuto. Il supporto verrà da loro richiesto in fase depressiva, durante la quale proveranno intensi rimorsi e sensi di colpa per i comportamenti intrapresi e per le loro conseguenze.
Le cause di questo stato sono da ricercarsi in una mescolanza di fattori: genetici, ambientali (abusi o traumi, specie se subiti durante l’infanzia, intensi e precoci lutti familiari, malattie gravi o croniche, genitori gravemente depressi), psicologiche (predisposizione caratteriale, basso livello di autostima, difficoltà di adattamento, tendenza ad autorimproverarsi troppo di frequente e in modo severo, …).
Per affrontare questo intricato quadro personale, è molto importante ricorrere alla farmacoterapia (prescritta da uno specialista in psichiatria) insieme alla psicoterapia (presso un diverso specialista rispetto al medico che prescrive i farmaci, che può essere o un altro psichiatra o uno psicologo specialista in psicoterapia). In alcuni casi può risultare efficace anche il coinvolgimento dei familiari del paziente (terapia familiare), in altri ancora si consigliano attività collaterali, di tipo ricreativo, artistico, occupazionale, socializzante (partecipare a corsi, centri diurni, scuole, centri sportivi …). È fondamentale che i clinici comunichino ai pazienti che il processo di cura può essere lento, a volte anche molto lento, e che deve essere sempre personalizzato: gli stessi farmaci che funzionano perfettamente su un soggetto, spesso non vanno bene per un altro, così come la psicoterapia, che richiede l’incontro tra due persone (terapeuta e paziente) che devono in qualche modo “trovarsi” e lavorare bene insieme, pena l’impossibilità di accedere al processo di guarigione.

Felino in fase maniacale (foto di Christels)

 

Tutte le immagini presenti in questo articolo sono reperibili sul sito pixabay.com


© 2008-2019 Giorgia Aloisio

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