La misofonia

 

 

Il termine ‘misofonia’ nasce nel 2003 ad opera degli audiologi Jastreboff e Jastreboff, ma fino al 2013 solo pochissimi casi erano noti, di cui oggetto di studio addirittura due. Si tratta di un disturbo che spesso provoca ilarita' in chi non ne ha mai sentito parlare, ed è una condizione in cui il soggetto che ne è affetto prova un’incontenibile rabbia e un fastidio molto intenso quando è sottoposto a specifici suoni o rumori. ‘Misofonia’ è un termine che deriva dal greco e significa letteralmente ‘odio per il suono’. Non è detto che il suono in questione sia molesto per la maggior parte delle persone: sentire una donna che urla, ad esempio, o un bambino che piange, generano fastidiose sensazioni un po’ in tutti noi. La condizione di cui stiamo trattando, invece, ha a che fare con effetti sonori che generalmente non creano particolari problemi, almeno per l’individuo medio.
Facciamo un esempio banale ma che risulta molto frequente in questo tipo di disturbo: l’atto di mangiare o anche solo di masticare un chewing-gum. Quando mastichiamo, produciamo dei rumori (più o meno forti, a seconda del grado di educazione!): sono proprio stimoli acustici di questo tipo a generare, in chi soffre di questo disturbo, reazioni che di primo acchito tenderemmo a definire ‘esagerate’, se non fosse che oggi, grazie ad uno studio pubblicato su Current Biology e svolto da Sukhbinder Kumar della Newcastle University (Regno Unito), sappiamo che chi ha questa rara patologia subisce una sorta di sovraccarico in una specifica area del cervello. Anche il ticchettio di un orologio, il rumore di una persona che ci russa accanto, il suo respiro un po’ affannoso, un ripetitivo sbadigliare, deglutire sonoramente, far rumore con l'apertura e la chiusura di una penna a scatto rientrano in questo quadro: in passato si pensava che questo disagio facesse parte dei disturbi d’ansia ma oggi sappiamo che si tratta di una condizione a parte. Tra le caratteristiche più tipiche e interessanti di questo quadro, rientra anche il fatto che gli stessi rumori prodotti dal soggetto affetto da misofonia non provocano alcun tipo di fastidio.

 


Questa sovrastimolazione renderebbe difficile al cervello di questi soggetti l’elaborazione e la ‘digestione’ di uno specifico stimolo sonoro, ed è per questo motivo che chi soffre di misofonia prova un’intensa rabbia e un disagio così profondo, perché non riesce a difendersi dal massiccio investimento al quale è sottoposto, quasi come se ricevesse un'enorme secchiata d’acqua bollente o fosse investito da un tornado. I risultati odierni sono stati ottenuti da un gruppo di studiosi di San Diego, capeggiati da M. Edelstein e V. S. Ramachandran della University of California.
I soggetti che soffrono di questa rara condizione, quindi, non sono semplicemente degli insofferenti o degli ‘attaccabrighe’ ma individui che hanno, a livello cerebrale, una ridotta tolleranza ad uno stimolo specifico. La zona in questione è parte della corteccia insulare anteriore: quest’area molto profonda della massa cerebrale è particolarmente rilevante per quanto riguarda emozioni, stati motivazionali ed è significativamente correlata con la capacità di provare empatia per il dolore altrui. Allo stato attuale, però, non si è ancora arrivati a stabilire con precisione quali siano le cause alla base della misofonia.

 

 

Il dottor Sukhbinder Kumar, autore di questa recente ricerca e docente di Neurologia Cognitiva, sostiene, in definitiva, che il cervello di chi soffre di misofonia sia morfologicamente diverso da quello delle persone ‘normali’: questo fattore potrebbe risultare utile, in futuro, per ideare una terapia ad hoc che possa aiutare i ‘misofonici’ a vivere meglio anche quando dovessero trovarsi in contatto con i tanto odiati stimoli acustici.

La ricerca, esigua e come già scritto molto recente, ci indica forte correlazione tra misofonia e disturbi d'ansia (disturbo ossessivo - compulsivo, ansia generalizzata) ma anche con quadri depressivi; per quanto riguarda disturbi di tipo acustico, la misofonia si trova spesso in soggetti che soffrono già di disturbi dell'apparato uditivo, come ad esempio individui con diagnosi di iperacusia e acufene.

 

SUGGESTIONI

- The Center for Brain and Cognition (University of California, San Diego)

- Un articolo pubblicato su Australasian Psychiatry di George Bruxner

- L'articolo citato da Current Biology è scaricabile da questo link 

 


 

© 2008-2018 Giorgia Aloisio
  |  Home                          

Privacy Policy