Recensione al saggio Interpretazione delle afasie (Sigmund Freud, 1891)

 

Freud scrisse questo saggio nel 1891 alcuni anni prima di fondare ufficialmente la psicoanalisi (il celebre, primo testo dedicato alla nuova scienza, Progetto di una psicologia, è di quattro anni dopo mentre L’interpretazione dei sogni è del 1899): come può questo trattato di neuropatologia, questo testo così neurologico, interessare gli psicologi, gli psicoterapeuti, gli psicoanalisti? Io credo che il suo interesse sia di ordine primariamente storico, filologico, perché tramite questo saggio assistiamo ai ‘primi vagiti’ di quel ‘germe’ che darà poi vita alla disciplina psicoanalitica. Freud, durante i primi anni di praticantato medico, portò avanti un lavoro di tipo fisiologico, neurofisiologico e neuropatologico e redasse numerosi articoli scientifici dedicati alle sue ricerche sul tessuto nervoso: fu proprio grazie a questi primi anni ‘neurologici’ che decise di fare un salto nel mondo psichico, senza mai abbandonare il somatico. Secondo alcuni studiosi della mente, il trattato sulle afasie rappresenterebbe addirittura l'anello mancante che congiungerebbe psicoanalisi e neuroscienze, un anello tanto cercato negli ultimi decenni, sia dai cosiddetti 'scienziati' della mente che dagli psicoterapeuti.

Nel saggio in questione assistiamo al concepimento dei principi che fungeranno da base alla futura psicoanalisi, si tratta di un testo che potremmo definire una specie di ‘prequel’ di quella che sarà la teoria freudiana: è proprio qui, infatti, che il fondatore della psicoanalisi enuncia la fondamentale distinzione tra ‘rappresentazione di cosa’ e ‘rappresentazione di parola’, una classificazione che funge da fil rouge in grado di connettere tra loro le sue opere, dalle prime, più neurologiche e neuropsicologiche, alle ultime maggiormente divulgative, scritte durante i dolorosi ultimi anni di vita dello psicoanalista che morì esule a Londra. In effetti, se pensiamo ai lavori neuropsicologici del neuroscienziato Alexander Lurija, possiamo renderci conto di quanto moderne fossero le posizioni di Sigmund Freud e quanto si trovino collegate alle neuroscienze attuali.

 


In questo saggio Freud confuta il punto di vista del famoso neurologo Meynert che sosteneva che la periferia del corpo umano fosse 'proiettata' nella corteccia, punto per punto (questa è la cosiddetta 'concezione localizzazionistica' del cervello, tipica della scuola neurologica tedesca): secondo il fondatore della psicoanalisi, le zone periferiche del corpo sono rappresentate nella corteccia cerebrale, concetto ben diverso e già sostenuto dal neurologo inglese Huglings Jackson, punto di riferimento per il già citato Lurija. Freud, inoltre, utilizza il concetto di rappresentazione anche nella definizione della parola, in quanto anche la parola è una rappresentazione complessa alla quale corrispondono diversi elementi (acustici, visivi, motori, fonatori). La rappresentazione di cosa è anch’essa costituita da un complesso di componenti (visive, tattili, olfattive, gustative, cenestesiche) e l’afasia è un disturbo che ha luogo laddove tra i due tipi di rappresentazione avviene una rottura nel caso di incidenti o di patologie neurologiche (esempio: ictus). La dimensione della rappresentazione, ricordiamo, costituisce l’ingrediente indispensabile per la vita della psiche umana.
La rappresentazione di parola è un sistema chiuso, scarsamente permeabile, mentre la rappresentazione di cosa è un sistema aperto, sempre pronto al confronto con l’esterno e con il mondo sensoriale. Questi concetti di ‘permeabilità’ e 'chiusura' tornano nell’opera freudiana già nel 1895, nel Progetto, in cui Freud distingue tre tipologie di neuroni: i neuroni percettivi o neuroni Φ, permeabili e attraversabili dalla scarica neuronica dalla quale vengono investiti, i neuroni mnemonici o neuroni Ψ che mantengono una memoria della scarica neuronica subita e sono quindi modificabili dall’eccitazione e i neuroni Ω deputati alle funzioni della coscienza e grazie ai quali la psiche sperimenta sensazioni di diverse qualità (cfr. Progetto di una Psicologia, introduzione).

 

 

Nel 1899 pubblica L'interpretazione dei sogni che, insieme a L'interpretazione delle afasie dà forma alla psicologia delle rappresentazioni (mentre nel Progetto la psicologia veniva descritta maggiormente in termini neuropsicologici/neuroanatomici). Nel 1915, nel saggio dedicato alla metapsicologia, la distinzione tra conscio e inconscio è ormai netta e chiara: il mondo cosciente è caratterizzato dal linguaggio, che invece è del tutto assente nel mondo inconscio. La rappresentazione conscia comprende la rappresentazione di cosa insieme a quella di parola, mentre il sistema inconscio accoglie esclusivamente la rappresentazione di cosa, è cioè un tipo di rappresentazione non mediato dal linguaggio verbale. Quindi il linguaggio è ciò che distingue e separa sistema conscio e sistema inconscio: il mondo onirico, infatti, è organizzato secondo il linguaggio iconico/sensoriale, mentre il linguaggio verbale, quando è presente, ha un significato molto diverso da quello che noi ci aspetteremmo in stato di veglia, sembra più fungere da contorno ed essere gestito da logiche diverse. Nel sogno prevalgono l’impulso, la sensorialità, l’immagine; si tratta di un sistema prevalentemente privo di linguaggio.
Nel Compendio di Psicoanalisi (1938), scritto un anno prima della sua scomparsa, la distinzione tra rappresentazione di parola e di cosa si amplia e Freud dà spazio ad un terzo ordine di rappresentazione: quello relativo alle pulsioni, quindi alla rappresentazione pulsionale o dell’affetto. Qualsiasi rappresentazione mentale subisce un investimento pulsionale e la pulsione è la rappresentazione nella psiche del corpo, cioè il modo attraverso il quale il soma si esprime nella mente, lungo i due estremi del piacere e del dispiacere. L’articolazione di questi tre ordini di rappresentazione (nel senso politico del termine!) dà vita al funzionamento psichico normale. Come possiamo osservare da questa concisa riflessione scritta, anche questa primissima opera freudiana, seppur non ancora psicoanalitica né psicodinamica, è degna di nota e di lettura per coloro i quali desiderano approfondire la conoscenza della genesi del pensiero del grande maestro senza pregiudizi.


© 2008-2018 Giorgia Aloisio

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