L'eterna ricerca psicologica dell'uomo

In epoche e culture differenti, la psicoterapia - cioè la 'cura di sé' e l'indagine della personalità - è stata praticata secondo modalità molto lontane da quelle odierne: se ci fermiamo a riflettere, però, i tratti in comune tra le antiche terapie dell'anima e l'attuale percorso psicoterapeutico non sembrano poi così poche.
Fatte le dovute essenziali differenze, la richiesta d’aiuto formulata oggi allo psicologo o al medico, riflette numerosi altri simili antichi gesti di uomini lontani nello spazio e nel tempo che per trovare o ritrovare se stessi si sono rivolti a sciamani, stregoni, re, sacerdoti, maestri, filosofi, profeti. Il rito di quella che noi oggi definiamo visita, consultazione o colloquio diagnostico/terapeutico, ricorda i cerimoniali e i trattamenti che questi terapeuti ante litteram mettevano in atto con i loro ‘pazienti’, con la promessa e la speranza di dare sollievo ai loro disturbi, con l'obiettivo di fargli raggiungere uno stato di benessere (guarigione) o più genericamente per fare luce verso una via d’uscita dal loro disagio somato-psichico.


Ricordiamo il ruolo che, all’interno delle grandi città dell’antica Grecia, rivestivano filosofi come Socrate, Platone, Aristotele, Plotino: attorno a questi pensatori si riunivano gruppi di studenti desiderosi di conoscere e approfondire le verità nascoste dell'essere, visibili agli occhi di chi dedicava la propria vita a questo genere di riflessioni. Spesso ai filosofi giungevano richieste inerenti la comprensione del mondo, l’esistenza umana, il senso della vita: domande che noi terapeuti ben conosciamo. In molte zone della Grecia per esempio, dove i templi di Esculapio (dio della medicina) andavano per la maggiore, le guarigioni avvenivano tramite vari rituali, tra i quali l’incubazione: il paziente giaceva a terra per una notte intera all’interno di una caverna. Qui avrebbe avuto un sogno o una visione che lo avrebbero guarito.



Rodin, Il Pensatore


In America ed in Tibet si utilizzavano altri rituali di guarigione: in Guyana (America meridionale) il paziente veniva ipnotizzato (pratica tuttora messa in atto da alcune correnti di psicoterapia) e a volte questo accadeva con gruppi più o meno numerosi di persone che entravano in stato di trance collettiva.
La medicina primitiva (oggi detta magia) è sempre stata molto diffusa un po’ in tutto il mondo e continua ad esserlo tra le popolazioni non industrializzate dei giorni nostri. In alcuni casi gli stregoni procurano delle ‘malattie magiche’ che spesso portano i pazienti alla morte nel giro di poche ore, come testimoniato dai riti del bastone e dell’osso (Australia Centrale, Melanesia). Altre volte, questi nefasti effetti della magia nera vengono (e venivano) neutralizzati da atti di magia riparatrice ad opera di sciamani 'specializzati nel settore'.


In tempi antichi esistevano due diverse scuole di ‘terapia’: quelle magico-religiose e quelle empirico-razionali.

Secondo il primo filone, la malattia era conseguenza dell’essere posseduti da entità maligne e per ottenere la guarigione (o quanto meno, dare sollievo al malato) si riteneva che tali presenze dovessero necessariamente venire espulse dal corpo del malato. Ricordiamo Pitagora di Samo (570 a.C.), filosofo e maestro della scuola filosofica che da lui prese il nome (scuola pitagorica): a metà tra filosofia e religione, l’assetto di questo movimento si basava su un’esperienza di vita e pratica comune ed era aperta anche alle donne. In consonanza con la dottrina orfica, il pitagorismo puntava come meta finale alla salvezza individuale, ottenuta attraverso la graduale purificazione dell’adepto tramite conoscenza, studio ed il conseguente possesso della verità. Agli adepti che avevano accesso alla scuola venivano impartite alcune fondamentali regole di vita alle quali attenersi, quali ad esempio la proibizione di assumere alcuni cibi (fave, carne di gallo bianco) e di realizzare alcune pratiche (come, ad esempio, spezzare il pane). I pitagorici credevano nella reincarnazione, nell’anima come ‘armonia del corpo’, nell’armonia degli opposti (limitato/illimitato, bene/male, luce/oscurità), nel mondo come ‘cosmo’: per accedere a questa 'setta' gli adepti erano ammessi in prima istanza come acusmatici (ai quali era possibile esclusivamente l'ascolto delle rivelazioni), in seguito in qualità di matematici (era loro affidata la ricerca e la giustificazione razionale delle verità scoperte).
Questa ultima distinzione può far nascere diverse suggestive immagini, come ad esempio il rapporto che lega lo psicologo e il paziente, il maestro e il discepolo, il docente e lo studente. Il principio dell’equilibrio ottenuto dall’incontro degli opposti (coincidentia oppositorum), che è stato in seguito ripreso anche da Eraclito, rievoca la più moderna teoria della coincidenza degli opposti, ripresa dallo psicologo analista Carl Gustav Jung.


Pitagora di Samo

L’orientamento empirico-razionale nasce a partire dalla fine del 18° secolo, in concomitanza con la scoperta del ‘metodo scientifico’: tutto ciò che fino a quel punto era stato ritenuto ‘terapeutico’ viene radicalmente messo in discussione, inclusi i vari maghi, profeti, esorcisti. Nasce in quel periodo la ‘medicina scientifica’. All’epoca, i disagi psicologici erano definiti e valutati come disturbi di origine organica: si riteneva, cioè, che la causa di tali condizioni fosse il malfunzionamento di una struttura o di un organo del corpo umano. Senza dubbio fu Sigmund Freud,  fondatore della psicoanalisi, il primo a teorizzare in maniera sistematica la non organicità di alcuni disturbi psichici. Ma ci fu qualcun altro, molto noto tra i suoi contemporanei del 18° secolo, che precorse Freud e pose le basi per la nascita della psicoanalisi e della psicologia: a questo proposito, non possiamo omettere i nomi di Franz Anton Mesmer
e di Johann Joseph Gassner.


Alla fine del 1700 Mesmer, filosofo, teologo e medico e Gassner l’esorcista si scontrarono platealmente. Figlio dell’Illuminismo, il tedesco Mesmer, padre del cosiddetto ‘magnetismo animale’ (modalità terapeutica che ipotizzava la malattia come conseguenza di uno squilibrio magnetico dell’uomo), proponeva molte idee e tecniche terapeutiche completamente innovative; l’altro era un prete di campagna austriaco, guaritore all’epoca molto popolare, divulgatore di tradizioni antiche ma ancora profondamente radicate tra i suoi contemporanei. Secondo il pensiero di Gassner, il prerequisito essenziale per la guarigione era rappresentato dalla fede in Gesù. Sciami di ‘pazienti’ (diremmo oggi) si raccoglievano attorno a queste due figure; le persone accorrevano da ogni parte del mondo con la speranza, a volte la certezza, di trarre beneficio, sollievo, tramite le pratiche messe in atto da questi ‘guru’. Come possiamo notare, l’uomo ha da sempre cercato questo genere di figure di riferimento: uomini carismatici, misteriosamente, magicamente terapeutici. La filosofia, la scienza, la religione hanno generato una specie di 'grande calderone' costituito di saperi indistinti e tra loro collegati, amalgamati in un mix di miti, riti, credenze, fantasmi, verità, leggende.

Il mondo viennese dell’epoca, però, non era ancora pronto a questo tipo di innovazioni: nonostante Gassner ebbe la meglio, Mesmer, che è stato paragonato a Cristoforo Colombo per la portata delle sue teorie, ha dato inizio alla psichiatria dinamica, la madre della psichiatria, della psicoanalisi e della psicologia odierne. Ci rendiamo quindi conto che, dal quel primordiale ed indistinto miscuglio di tante e diverse discipline, credenze, tradizioni e abitudini nacquero la psicologia e la psicoterapia di oggi.



Riti in una società tribale, inizio '900

Durante il Romanticismo, ha invece inizio la nuova psichiatria dinamica: la visione dell’uomo come parte della natura (Naturphilosophie), la sensibilità alla ‘legge delle polarità’ (coppie di opposti che si combattono e si completano) e l’interesse per i fenomeni primordiali (Urphänomene) spostano il focus dell’interesse degli studiosi su concetti che saranno poi i pilastri della psicologia analitica di C.G. Jung e della psicoanalisi di S. Freud. Si gettano le basi per il concetto di inconscio collettivo (Jung), per il dualismo pulsionale (Freud) e torna l’interesse per il mondo del sogno e per l’universalità dei simboli con i quali esso si esprime (Von Schubert).


A quali conclusioni potremmo giungere, dopo questa breve panoramica diacronica? Diverse le riflessioni che si possono fare. Mi verrebbe da pensare che fin dalla più remota antichità, l’uomo ha sperimentato il bisogno di affidarsi all’aiuto, alle cure dell’altro, al suo ascolto ed al suo intervento pratico. Se ci fermiamo un poco a riflettere, guardando alla storia, alla filosofia, alla storia della filosofia, possiamo renderci conto di quanto, in momenti e modi diversi, l’uomo, nel ricercare l’altro, ha più volte mostrato un bisogno d’aiuto prettamente psicologico. Ed il suo modo di dare aiuto all’altro è stato caratterizzato dalle peculiarità della sua epoca: attraverso la pratica dell’osso, tramite la trance, attraverso la fede o la parola, si è cercato di dare pace a questa pressante condizione di disagio interiore. Una figura di riferimento è sempre stata alla base di questa ricerca: l’uomo ha cercato l’altro (materiale o impalpabile che sia stato) per confrontarsi, trovare risposta al non comprensibile, per incontrare se stesso.



A sinistra S. Freud, a destra C. G. Jung

Al di là delle mode o delle usanze che possono prevalere nelle diverse epoche (attualmente, ammettere di essere in psicoterapia è diventato quasi la tendenza del momento, almeno negli Stati Uniti), ci ritroviamo come nel passato: individui alla ricerca di una chiave di lettura che ci permetta di decifrare una incomprensibile, inaccessibile realtà (che include noi stessi). Non sembra esserci quasi nulla di moderno nella nostra ricerca, eterna ricerca della verità.

 

C’è una fonte di insoddisfazione nel cuore dell’uomo, da cui escono il malumore e l’ansia

 

(proverbio maori)  


 

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